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Rapporti su Chernobyl

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DOSSIER RAPPORTO ONU/AIEA: DATI RACCOLTI E CONTRODEDUZIONI

Fonte: http://www.euronews.net/
Chernobyl: il rapporto dell'Onu ridimensiona il bilancio del disastro
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"L'eredità di Chernobyl: ripercussioni sanitarie, ambientali e socio-economiche". Si intitola così il rapporto dell'Onu e dei governi ucraino, bielorusso e russo che ridimensiona le conseguenze del disastro nucleare civile più grave della storia.
Otto agenzie delle Nazioni Unite hanno partecipato alla ricerca: cento scienziati hanno cercato risposte definitive sull'impatto dell'incidente.
L'esplosione del reattore numero 4, il 26 aprile dell'86, sprigionò 50 tonnellate di materiale radioattivo, una nube tossica si estese su tutta l'Europa: 200 mila chilometri quadrati di territorio furono sorvolati dalla nube radioattiva.
Oltre 600 mila persone furono ampiamente esposte alle radiazioni: tra loro, 200 mila soldati, i dipendenti della centrale e gli abitanti delle zone vicine all'impianto.
Nonostante queste cifre, il Forum per Chernobyl comunica oggi che il numero delle vittime provocate in totale dall'incidente non sarà superiore a 4 mila: di fatto gli esperti dichiarano che Chernobyl ad oggi ha ucciso soltanto 56 persone, tra cui 47 soccorritori e 9 bambini deceduti per cancro alla tiroide.
Il presidente della conferenza, Burton Bennet, ha dichiarato che le autorità degli stati più colpiti hanno esagerato le conseguenze del disastro: hanno parlato di cancro di massa, un evento che in realtà non si è verificato.
La disinformazione avrebbe invece provocato, secondo il dottor Fred Mettler, co-autore del rapporto, un "fatalismo paralizzante", con un impatto sulla salute psichica di intere popolazioni.
"Le persone esprimono una mancanza di fiducia nel proprio stato di salute e mancanza di iniziativa". .
Green Peace accusa gli autori del rapporto di essersi basati su informazioni contraddittorie e omissioni. A prescindere dal numero delle vittime, dal sottosuolo di Chernobyl riemerge una nuova minaccia radioattiva: il sarcofago in cemento costruito intorno al reattore esploso continua a deteriorarsi e rischia di crollare.

LE CONTRODEDUZIONI DEL PROGETTO HUMUS DOPO “CHERNOBYL: L’ENTITÁ REALE DELL’INCIDENTE”
08.09.05 Fonte: http://www.who.int/fr/index.html

CHERNOBYL : L’ENTITÁ REALE DELL’INCIDENTE
20 anni dopo un rapporto delle istituzioni delle Nazioni Unite dà risposte definitive e propone dei mezzi per la ricostruzione delle vite.
Tradotto da Massimo Bonfatti/Progetto Humus dal testo francese presente sul sito fonte.

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5 SETTEMBRE 2005/GINEVRA. Fino a 4.000 persone in totale potranno morire in seguito alla radio esposizione conseguente all’incidente avvenuto 20 anni fa nella centrale nucleare di Chernobyl: queste sono le conclusioni di una èquipe internazionale di più di un centinaio di scienziati. Tuttavia, al termine del primo semestre 2005, meno di una cinquantina di decessi erano stati attribuiti direttamente alla catastrofe. Praticamente erano tutti i componenti delle brigate di salvataggio, quelli che erano stati esposti a dosi molte elevate. Un gran numero è morto nei mesi seguenti l’incidente, ma altri erano vivi fino a tutto il 2004.

I nuovi dati sono presenti in un rapporto riassuntivo che segna una svolta intitolato: “Chernobyl’s Legacy: Health, Environmental and Socio-Economic Impacts” (L’eredità di Chernobyl: impatti sanitari, ambientali e socio economici) che sta per essere pubblicato dal Chernobyl Forum. Basato su un rapporto di 600 pagine in tre volumi, che raccoglie i lavori di centinaia di scienziati, economisti e specialisti in campo sanitario, questo rapporto riassuntivo valuta le conseguenze nell’arco di 20 anni del più grave incidente nucleare della storia. Il Forum è composto da otto istituzioni delle Nazioni Unite: l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), l’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’ONU (OCHA), il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti (UNSCEAR) e la Banca mondiale, oltre ai governi di Bielorussia, Russia, Ucraina.

«Questo insieme di ricerche recenti può contribuire a risolvere i problemi che si continuano a porre sul numero dei decessi e delle malattie realmente imputabili all’incidente di Chernobyl e sulle ripercussioni economiche”, dichiara il presidente di Chernobyl Forum, Burton Bennett, eminente specialista degli effetti radiologici. “I governi dei tre paesi più colpiti si sono resi conto che dovevano definire chiaramente la via da seguire e che non avrebbero potuto proseguire che basandosi su un consenso solido riguardo alle conseguenza ambientali, sanitarie ed economiche e beneficiando di consigli sensati e dell’appoggio della comunità internazionale”.
“Si tratta di un incidente molto grave con delle ripercussioni sanitarie maggiori, specialmente dovute alle migliaia di lavoratori esposti nei primi giorni e che hanno ricevuto dosi di irraggiamento molto elevate e per le migliaia d’altri colpiti da cancro alla tiroide” continua Bennet.. “Tuttavia, in maniera generale, noi non abbiamo constatato alcuna incidenza negativa grave sulla salute del resto della popolazione delle zone limitrofe, né delle contaminazioni di grande entità che costituirebbero oggi una serie minaccia per la salute umana, eccetto che alcune rare zone d’accesso limitato. Il rapporto del Forum è indirizzato ad aiutare i paesi colpiti a comprendere la vera entità delle conseguenze dell’incidente e a suggerire ai governi di Bielorussia, Russia e Ucraina mezzi per risolvere i grandi problemi socio economici che ne derivano. I membri del Forum, fra i quali figurano rappresentanti dei tre governi in questione, si riuniranno il 6 e 7 settembre a Vienna, in occasione di un meeting senza precedenti di specialisti mondiali di Chernobyl, di effetti radiologici e di radioprotezione che esamineranno queste conclusioni e raccomandazioni.

Principali conclusioni del rapporto
Il voluminoso rapporto contiene importanti conclusioni:
• Circa un migliaio di addetti del personale del reattore che lavoravano sul posto e di componenti delle brigate di intervento sono stati fortemente esposti a dosi di irraggiamento molto elevate il primo giorno dell’incidente; su più di 200.000 lavoratori assegnati a queste brigate o incaricati di assicurare un ritorno alla normalità nel 1986, 1987, 2.200, secondo le stime, potranno morire in seguito alla radio esposizione.
• Si stima sui 5 milioni il numero delle persone residenti attualmente nella zone della Bielorussia, della Russia e dell’Ucraina contaminate dai radionuclidi in seguito all’incidente; circa 100.000 vivono nelle zone classificate precedentemente dalle autorità governative come zone “strettamente controllate”. L’attuale classificazione delle zone deve essere rivista e ammorbidita alla luce delle nuove conclusioni.
• Circa 4.000 casi di cancro alla tiroide, essenzialmente bambini ed adolescenti al momento dell’incidente, sono imputabili alla contaminazione conseguente all’incidente, e almeno 9 bambini ne sono morti; tuttavia, a giudicare dall’esperienza della Bielorussia, il tasso di sopravvivenza tra i pazienti colpiti da questo tipo di cancro, si attesta pressoché al 99%.
• La maggioranza dei componenti le brigate di intervento e degli abitanti delle zone contaminate hanno ricevuto dosi su tutto il corpo relativamente deboli, comparabili ai livelli del fondo naturale di irraggiamento. Non si può quindi stabilire che nessuna indicazione né probabilità di diminuzione della fertilità fra le popolazioni colpite, né alcuna indicazione sull’incremento delle malformazioni congenite possano essere attribuite a radio esposizione
• La povertà, le malattie legate “al modo di vivere” tipiche dell’ex Unione Sovietica, e le turbe mentali costituiscono per le popolazioni locali, una minaccia ben più grave che l’esposizione all’irraggiamento,
• L’evacuazione di circa 350.000 persone al di fuori delle zone colpite ed il loro ricollocamento si è rivelato essere un’esperienza estremamente traumatica. 116.000 fra essi sono stati evacuati dalla zona più fortemente colpita subito dopo l’incidente, le ulteriori evacuazioni hanno giocato un ruolo trascurabile nella riduzione della radio esposizione
• La persistenza di miti e di idee falsate sul rischi di irraggiamento hanno provocato negli abitanti delle zone colpite un “fatalismo paralizzante”.
• I programmi ambiziosi di riabilitazione ed in campo sociale intrapresi dall’’ex Unione Sovietica e continuati dalla Bielorussia, Russia, Ucraina devono essere ridefiniti perché, oltre il fatto che la situazione radiologica è cambiata, sono stati malamente indirizzati e dotati di risorse insufficienti.
• Gli elementi strutturali del sarcofago costruito per ricoprire il reattore danneggiato si stanno degradando e rischiano di crollare provocando un rilascio di polvere radioattiva.
• Resta ancora da definire un piano globale per il deposito definitivo di tonnellate di scorie radioattive presenti nel sito e nei dintorni della centrale nucleare, che sia conforme alle norme di sicurezza in vigore

Eccetto le malattie e i decessi radio indotti, il rapporto dichiara che l’impatto di Chernobyl sulla salute mentale è “il più grande problema di salute pubblica che l’incidente ha provocato” ed attribuisce in parte questo impatto psicologico negativo all’assenza di informazioni precise. Le persone coinvolte hanno una percezione negativa del loro stato di salute, sono convinte che la loro aspettativa di vita si sia accorciata, mancano d’iniziativa e sono dipendenti dall’assistenza fornita dallo stato.
“Venti anni dopo l’incidente di Chernobyl, gli abitanti delle zone colpite non hanno sempre delle informazioni di cui abbisognano per condurre una vita sana e produttiva che è assolutamente possibile” spiega Luisa Vinton, coordinatrice per Chernobyl all’ UNDP. “Noi consigliamo ai governi coinvolti di comunicare loro informazioni precise, non solamente sui modi di vivere senza rischio nelle regioni debolmente contaminate, ma anche sull’adozione di modi di vita sani e la creazioni di nuove modalità di sussistenza”. Tuttavia, come dichiara Michael Repacholi, responsabile del programma Irraggiamento dell’OMS “alla fine il messaggio di Chernobyl Forum è rassicurante”.
Egli spiega che su 4.000 pazienti colpiti da cancro alla tiroide, essenzialmente bambini, sono tutti guariti, eccetto nove che sono morti. “A parte questo, l’èquipe di esperti internazionali non ha trovato nessuna indicazione di aumento dell’incidenza della leucemia e del cancro negli abitanti colpiti da Chernobyl”.
Gli esperti internazionali hanno stimato che l’irraggiamento potrà provocare alla fine 4.000 decessi nella popolazione più esposta dopo l’incidente di Chernobyl, vale a dire i componenti delle brigate di intervento nel 1986 e 1987, le persone evacuate e i residenti della maggior parte delle zone contaminate. Questo numero include i decessi accertati essere conseguenti a cancri e leucemie radio indotte così come le statistiche revisionali basate sulle stime delle dose di irraggiamento ricevute da queste popolazioni.
Come un quarto delle persone circa muore in seguito ad un cancro spontaneo non risultante da Chernobyl, sarà difficile osservare l’aumento di circa il 3% indotto solamente dall’irraggiamento.
Tuttavia, nella schiera dei componenti delle brigate d’intervento più esposti e dei lavoratori incaricati di assicurare il ritorno alla normalità, si è già constatato l’aumento di certi tipi di cancro (la leucemia per esempio) in certi periodi. Repacholi ha spiegato che le previsioni poggiano su una sessantina d’anni d’esperienza scientifica sugli effetti di tali dosi.
“Gli effetti sanitari dell’incidente erano potenzialmente catastrofici, ma ogni volta che li addizionate basandovi su conclusioni scientifiche debitamente validate, per ciò che attiene al pubblico, essi non sono state così forti come si poteva credere all’inizio” conclude Repacholi.
La stima relativa ai numeri di decessi a termine che figura nel rapporto è molto inferiore alle ipotesi anteriori ampiamente riprese dai media, secondo i quali la radio esposizione avrebbe provocato la perdita di decine di migliaia di vite umane. Eppure, la cifra di 4.000 non è molto lontana dalle stime fatte nel 1986 dagli scienziati sovietici, secondo Mikhail Balonov, specialista in radioattività presso l’Agenzia internazionale dell’energia atomica a Vienna e che lavorava nell’ex Unione Sovietica al momento dell’incidente.
Per quel che riguarda le incidenze sull’ambiente, i rapporti degli scienziati sono ugualmente rassicuranti perché le loro valutazioni rilevano, a parte la zona fortemente contaminata di 30 km. di raggio intorno al reattore, sempre interdetta all’accesso, alcuni laghi chiusi e le foreste con accesso limitato, i livelli di irraggiamento, per la maggior parte, sono ridiventati accettabili. “Nella maggioranza delle zone, i problemi sono economici e psicologici, non sanitari né ambientali” dichiara Balonov, segretario scientifico di Chernobyl Forum che partecipa alle iniziative tendenti ad un ritorno alla normalità dopo la catastrofe.

Raccomandazioni
Il rapporto raccomanda di concentrare gli sforzi d’assistenza sulle zone fortemente contaminate e di ridefinire i programmi governativi per aiutare coloro che hanno veramente bisogno. Si suggerisce di sostituire ai programmi che incoraggiano una “dipendenza” e una mentalità da “vittima”, iniziative che aprano prospettive, sostenendo lo sviluppo locale e ridando alle persone fiducia nell’avvenire.
Sul piano della salute il rapporto del Forum raccomanda di continuare a seguire da vicino i lavoratori che hanno sofferto della sindrome di irraggiamento acuta ed i componenti delle brigate d’intervento fortemente esposti.
Raccomanda anche un controllo mirato dei bambini trattati con radio iodio per cancro alla tiroide e dei lavoratori che hanno ricevuto dosi elevate durante le operazioni di bonifica e che sono colpiti da cancri non tiroidei. Tuttavia, l’efficacia dei programmi di controllo in corso dovrebbe essere valutata in rapporto ai loro costi, perché l’incidenza dei cancri spontanei alla tiroide aumenta fortemente in relazione all’invecchiamento della popolazione bersaglio. Inoltre, l’istituzione di registri del cancro molto affidabili deve beneficiare di un appoggio continuo dei governi.
Per quanto riguarda l’ambiente il rapporto raccomanda un follow up nel lungo termine dei radionuclidi cesio e stronzio per valutare l’esposizione degli esseri umani, la contaminazione degli alimenti e per analizzare l’impatto delle misure correttive e delle misure adottate per ridurre la radioattività. Bisogna dare delle informazioni più complete al pubblico sulla presenza di sostanze comunque radioattive in certe prodotti alimentari e sui metodi di preparazione degli alimenti che riducano l’incorporamento dei radionuclidi. In alcune regioni le restrizioni di raccolta di alcuni prodotti selvatici sono sempre necessarie.
Comunque per quel che riguarda la protezione dell’ambiente, il rapporto del Forum raccomanda di mettere in atto un programma di gestione integrata delle scorie provenienti dal sarcofago, dal sito della centrale di Chernobyl e dalla zona di esclusione affinché possano essere attuate misure di gestione coerenti e create capacità di raccolta per tutti i tipi di scorie radioattive. Bisogna trattare i problemi di deposito e stoccaggio definitivo delle scorie in tutte le zone d’esclusione in maniera globale.
Balonov sottolinea che nelle zone dove l’esposizione degli esser umani è debole, non sono necessarie misure correttive. “Se noi non prevediamo delle incidenze sulla salute e sull’ambiente, noi non dovremo più sprecare le nostre risorse e i nostri sforzi su zone debolmente contaminate e che non sono prioritarie e concentrarli sui veri problemi” aggiunge.
Verificando che larghi segmenti di popolazione, in particolar modo nelle zone rurali, non dispongono sempre di informazioni precise, il rapporto insiste in particolare sulla necessitò di trovare dei mezzi migliori per informare il pubblico e sorpassare il problema di mancanza di credibilità che ha ostacolato le precedenti iniziative. Dopo diversi anni sono disponibili informazioni precise, ma non sono giunte alle persone che ne hanno bisogno, perché esse non le hanno credute e accettate e dunque non ne hanno tenuto conto.
Il rapporto raccomanda di mirare le informazioni su un pubblico preciso, segnatamente i responsabili locali e gli addetti in campo sanitario, di definire una strategia più larga che incoraggi modi di vita sani e di diffondere le informazioni sulle modalità di ridurre le esposizioni interne ed esterne all’irraggiamento e affrontare le principali cause di malattia e mortalità. Sul piano socio economico si raccomanda un nuovo approccio in materia di sviluppo che aiuti le persone a “prendere in mano la loro vita ed i loro ambiente per dominare il loro futuro”. Il rapporto afferma che i governi devono razionalizzare e ricalibrare i programmi relativi a Chernobyl e definire degli indennizzi meglio mirati, sopprimendo quelli inutilmente accordati agli abitanti delle zone meno contaminate, migliorando le cure di salute primaria, favorendo delle tecniche sicure di produzione alimentare ed incoraggiando gli investimenti e lo sviluppo del settore privato, in particolar modo le piccole e medie imprese.
Vinton fa notare che “ la cosa più importante è quella di diffondere informazioni precise sul modo di vivere e stabilire regole più elaborate per promuovere piccole imprese in campo rurale. Il vero pericolo è la povertà. Dobbiamo prendere delle misure per aiutare la gente a prendersi cura di se stessa”.

Risposta a problemi rimasti per lungo tempo in sospeso.
A che livello di irraggiamento la gente è stata esposta in seguito all’incidente?
Ad eccezione del personale presente sul sito del reattore e dei componenti le brigate d’intervento esposti il 26 aprile, la maggioranza dei lavoratori incaricata di assicurare il ritorno alla normalità e coloro che vivono nelle zone contaminate hanno ricevuto dosi di irradiazione su tutto il corpo relativamente deboli, comparabili ai livelli di fondo naturale di irraggiamento ed inferiori alle dosi medie che ricevono le persone che vivono in certe parti del mondo dove il fondo naturale di irraggiamento è elevato.
Per la maggioranza dei cinque milioni di abitanti della zone contaminate, le esposizioni si situano nei limiti delle dosi raccomandabili per il pubblico; tuttavia 100.000 persone circa ricevono ancora delle dosi superiori. La bonifica di queste zone e l’applicazione di contromisure agricole devono proseguire. I livelli di esposizione continueranno ad abbassarsi lentamente, ma la maggior parte dell’esposizione risultante dall’incidente è già passata.
Quante persone sono morte e quanto dovranno morire in futuro?
Si avrà un totale di circa 4.000 decessi fra i componenti le brigate di intervento e gli abitanti delle zone più contaminate, fin da ora imputabili a Chernobyl o che dovranno avvenire in futuro. La cifra comprende la cinquantina di membri delle brigate d’intervento morti in seguito alla sindrome d’irraggiamento acuta, nove bambini morti di cancro alla tiroide e 3.940 in tutto dovuti a cancro radio indotto o a leucemia fra i 200.000 componenti le brigate d’intervento nel 1986 e 1987, fra le 116.000 persone evacuate e i 270.000 abitanti delle zone più contaminate (circa 600.000 persone in tutto). Questi sono i tre grandi gruppi che hanno ricevuto dosi di irraggiamento superiori fra tutte le persone esposte ad irraggiamento in seguito all’incidente di Chernobyl.
Secondo le stime, 4.000 decessi supplementari potrebbero sopraggiungere durante la durata della vita delle 600.000 persone in questione. Come un quarto di esse moriranno in seguito a cancro spontaneo non dipendente dall’incidente di Chernobyl, sarà difficile osservare l’aumento di circa il 3% imputabile all’irraggiamento. Tuttavia, nella schiera dei componenti delle brigate d’intervento più esposti e dei lavoratori incaricati di assicurare il ritorno alla normalità, si è constatato l’aumento di un certo tipo di cancri (la leucemia, per esempio).
La confusione che esiste riguardo all’impatto dell’incidente deriva dal fatto che migliaia di abitanti delle zone colpite sono decedute di morte naturale, Inoltre, dal momento che la popolazione locale si aspetta generalmente di avere un bilancio cattivo di salute e che tende a mettere tutti i problemi di salute in conto all’esposizione da irraggiamento, essa ha supposto che i decessi imputabili all’incidente di Chernobyl erano molto più numerosi di quelli che sono realmente.

Quali malattie si sono già manifestate o rischiano di manifestarsi in futuro?
Gli abitanti che hanno consumato delle derrate contaminate allo iodio radioattivo nei giorni immediatamente seguenti all’incidente, hanno ricevuto dosi relativamente elevate alla tiroide. Ciò è particolarmente vero per i bambini che hanno bevuto latte di vacche che avevano mangiato erba contaminata. Il fatto che lo iodio si concentri nella tiroide spiega in larga misura l’incidenza elevata del cancro della tiroide nei bambini.
Diversi studi recenti menzionano un leggero aumento dell’incidenza delle leucemie nei componenti delle brigate di intervento, ma non nei bambini né negli adulti che vivevano nelle zone contaminate. Un debole aumento dei cancri solidi e, forse, di malattie del sistema circolatorio è stato rilevato, ma deve essere valutato più in dettaglio in ragione dell’influenza indiretta possibile di fattori quali il tabacco, l’alcool, lo stress ed un modo di vivere malsano.
Si avranno degli effetti ereditari o degli effetti sugli organi della riproduzione?
In ragione delle dosi relativamente deboli ricevute dagli abitanti delle zone contaminate, nessuna indicazione, né probabilità di diminuzione della fertilità non ha potuto essere stabilita né negli uomini, né nelle donne. Per di più le dosi erano talmente deboli che è stato impossibile stabilire la prova di qualsiasi effetto sul numero dei bambini nati morti, sulle gravidanze non portate a termine, sulle complicanze del parto o sullo stato di salute generale dei bambini. Sembra che l’aumento modesto, ma regolare delle malformazioni congenite segnalato sia nelle zone contaminate che nelle zone non contaminate della Bielorussia sia legato ad un miglioramento dei rapporti in vigore sull’argomento e non all’irraggiamento.

Il traumatismo di un ricollocamento rapido ha provocato delle turbe psicologiche o mentali persistenti?
Sintomi di stress, di depressione, d’ansietà ed altri sintomi psichici non spiegabili da un punto di vista medico, compreso il sentimento di essere in cattiva salute, sono stati segnalati. Il fatto che le persone colpite siano state degnate come “vittime” e non come “superstiti” li ha condotti a considerarsi come esseri senza difesa, deboli e non possessori del loro avvenire. Ciò ha suscitato dei comportamenti timorosi ed una inquietudine esagerata rispetto alla propria salute sebbene, al contrario, reazioni totalmente irresponsabili si manifestino circa il consumo di funghi, bacche e selvaggina provenienti da zone comunque classificate come altamente contaminate, e circa l’abuso di alcol e tabacco ed il vagabondaggio sessuale non protetto.

Quali sono le conseguenze sull’ambiente?
Gli ecosistemi interessati da Chernobyl sono stati largamente studiati e sorvegliati in questi ultimi 20 anni. Dopo 10 giorni dall’incidente, dei rilasci importanti di radionuclidi hanno avuto luogo, contaminando più di 200.00 kmq in Europa. L’ampiezza del deposito di radioattività è variato in base alle precipitazioni o meno durante il passaggio d’aria contaminata.
La maggior parte degli isotopi di stronzio e plutonio sono stati depositati in un raggio di 100 Km attorno al reattore danneggiato. Lo iodio radioattivo è stato una sorgente di maggiore inquietudine dopo l’incidente, ma siccome ha una breve emivita, esso è completamente decaduto al giorno d’oggi. Lo stronzio ed il cesio, che hanno un’emivita superiore ai 30 anni, sono comunque attivi e resteranno una sorgente di preoccupazione ancora per decine di anni. Sebbene gli isotopi del plutonio e dell’americio 241 resteranno radioattivi per migliaia di anni, il loro contributo all’esposizione umana è debole.

Quale è l’entità della contaminazione urbana?
Le superfici all’aria libera quali, come le strade, gli spazi verdi ed i tetti, sono stati i più contaminati. Gli abitanti di Prypiat, la città più vicina a Chernobyl, sono stati rapidamente evacuati, fatto che ha permesso di ridurre la loro eventuale esposizione a materiale radioattivo. Il vento, la pioggia e l’attività umana hanno ridotto la contaminazione di superficie, ma hanno provocato una contaminazione secondaria dei sistemi di scolo e dei fanghi di depurazione. Il livello di irraggiamento nell’aria al di sopra delle zone abitate è ritornato ad un livello di fondo naturale, ma è rimasto più elevato al di sopra del nudo suolo.

Quale è stato il grado di contaminazione delle zone agricole?
Le intemperie, il decadimento fisico, la migrazione dei radionuclidi nel suolo e l’abbassamento della biodisponibilità hanno provocato una riduzione sensibile del trasferimento dei radionuclidi alle piante e agli animali. Fin dal suo assorbimento rapido nel latte a partire dall’erba e dal foraggio, lo iodio radioattivo ha suscitato, all’inizio, delle preoccupazioni e livelli elevati sono stati segnalati in certe parti dell’ex Unione Sovietica e del sud dell’Europa, ma, considerando il periodo di emivita di tale nuclide, i timori si sono velocemente acquietati. Attualmente e sul lungo termine, il radiocesio, presente nel latte, la carne e certi vegetali, resta il più grande soggetto di preoccupazione per l’esposizione umana interna, ma, eccetto qualche rara zona, le concentrazioni si situano al di qua dei livelli sicuri.

Quale è l’entità della contaminazione forestale?
Dopo l’incidente, gli animali e la vegetazione nelle zone forestali e montagnose hanno assorbito una forte quantità di radiocesio, restando i livelli di radioattività per lungo tempo elevati nei funghi, bacche e selvaggina. Essendosi abbassata l’esposizione derivante dai prodotti agricoli, l’impatto relativo proveniente dai prodotti dei boschi è aumentato e non diminuirà se non con la migrazione nel suolo ed il decadimento lento delle materie radioattive. Un trasferimento elevato di radiocesio dai licheni alla carne di renna ed agli uomini, è stato osservato nella regione artica e sub artica, essendo la carne di renna fortemente contaminata in Finlandia, in Norvegia, in Russia e in Svezia. I governi in questione hanno imposto restrizioni alla caccia, vale a dire programmando l’apertura della stagione di caccia nel periodo in cui la carne degli animali è meno contaminata.

Quale è l’entità della contaminazione nei sistemi acquatici?
La contaminazione delle acque di superficie nella maggior parte dell’Europa si è abbassata rapidamente grazie alla diluizione, al decadimento fisico e all’assorbimento dei radionuclidi nei sedimenti del fondo e nei suoli dei bacini emissari. Tuttavia, in ragione del bio accumulo nella catena alimentare acquatica, si sono trovate concentrazioni elevate di radiocesio nei pesci provenienti da laghi anche lontani come quelli della Germania e Scandinavia. I livelli comparabili di radiostronzio, elemento che si concentra nella lisca e non nei muscoli, non sono stati significativi per gli uomini. I livelli nei pesci ed acque sono attualmente bassi, salvo nelle zone in cui si trovano laghi chiusi senza sfoghi. In questi laghi, i livelli di radiocesio contenuti nei pesci resteranno elevati per decenni e le restrizioni imposte alla pesca dovranno, dunque, essere mantenute.

Quali contromisure ambientali ed altre misure correttive sono state prese?

La più efficace contromisura agricola adottata fin dall’inizio, è stata quella di eliminare dall’alimentazione animale l’erba di pascoli contaminati e di sorvegliare i livelli di irraggiamento nel latte. Il trattamento delle terre per le culture di foraggio, i foraggi “puliti” e l’impiego di adsorbenti di cesio (che impediscono il trasferimento del radiocesio dai foraggi al latte) hanno permesso di ridurre considerevolmente la contaminazione e di continuare a praticare l’agricoltura, sebbene un incremento del tenore in radionuclidi nei vegetali ed animali è stato misurato a metà degli anni 90, allorquando i problemi economici hanno obbligato a ridurre i trattamenti. L’utilizzo di alcuni terreni agricoli nei tre paesi interessati è vietato tant’è che non verranno prese misure correttive.
Un certo numero di misure applicate alle foreste nei paesi colpiti ed in Scandinavia hanno permesso di ridurre l’esposizione degli esseri umani, e segnatamente le restrizioni imposte all’ingresso in determinate zone di foresta, alla raccolta di prodotti commestibili come la selvaggina, le bacche e i funghi e alla raccolta pubblica di legna per riscaldamento, parallelamente a nuove misure prese nei confronti della caccia per evitare il consumo della carne di selvaggina allorché i livelli stagionali di radiocesio rischiano di essere elevati. I bassi livelli di reddito in alcune regioni spingono la popolazione locale ad ignorare queste regole.

Quali sono stati gli effetti radio indotti sulle piante e sugli animali?
Si è constatato un incremento della mortalità delle conifere, degli invertebrati e dei mammiferi ed una perdita della capacità di riproduzione vegetale ed animale nelle zone a forte esposizione in un raggio da 20 a 30 km.. Al di là di queste zone non è stato segnalato alcun effetto acuto radio indotto. La riduzione dei livelli d’esposizione ha permesso alle popolazioni biologiche di ristabilirsi, benché si siano constatati effetti genetici di irraggiamento nelle cellule somatiche e vegetali di piante ed animali. L’interdizione di attività agricole ed industriali nelle zone d’esclusione ha permesso a numerose popolazioni vegetali ed animali di propagarsi ed ha creato paradossalmente un “santuario unico di biodiversità”.
Lo smantellamento del sarcofago e la gestione delle scorie radioattive pongono di nuovo problemi ambientali?
Il sarcofago di protezione è stato costruito molto velocemente, e ciò spiega certe imperfezioni della struttura stessa e non ha permesso di raccogliere tutti i dati sulla stabilità della parte del reattore danneggiato. Inoltre alcuni elementi strutturali del sarcofago si sono corrosi in 20 anni. Il principale pericolo che potrebbe presentare il sarcofago è il cedimento delle strutture superiori che causeranno un rilascio di polvere radioattiva.
Queste strutture instabili sono state recentemente rafforzate e la costruzione di un nuovo guscio di contenimento sicuro destinato a ricoprire l’attuale sarcofago va presto avviata. Questa copertura, destinata a resistere più di un secolo, permetterà lo smantellamento dell’attuale sarcofago, la rimozione della massa di combustibile radioattivo dalla struttura danneggiata e, a termine, il declassamento del reattore danneggiato.
Resta da definire una strategia globale per la gestione della scorie ad alta attività e di lungo periodo che provengono da vecchie attività di disinquinamento. Una grande quantità di queste scorie è stata depositata provvisoriamente in fossi e discariche che non rispondono alle prescrizioni in vigore in materia di sicurezza delle scorie.

Quale è stato il costo economico?
Sulla base delle politiche attuate al momento dell’esplosione e tenuto conto dell’inflazione e degli sconvolgimenti economici che sono seguiti allo scioglimento dell’Unione Sovietica, non è possibile calcolare i costi esatti. Una serie di stime effettuate negli anni 90 hanno calcolato i costi, spalmati su 20 anni, in centinaia di miliardi di dollari. Questi costi coprono i danni diretti, le spese legate al ripristino e all’attenuazione degli effetti, il ricollocamento delle persone, la protezione sociale e le cure mediche della popolazione colpita, la ricerca sull’ambiente, sulla salute e sulla produzione di alimenti “puliti”, la sorveglianza radiologica così come le spese indirette legate all’interdizione di utilizzo dei terreni agricoli e foreste e la chiusura d’impianti agricoli ed industriali, ma anche costi addizionali quali l’annullamento del programma elettronucleare bielorusso ed il maggior costo energetico causato dalla perdita di produzione di elettricità proveniente da Chernobyl. I costi hanno pesantemente gravato sui budget dei tre paesi coinvolti.

Quali sono state le principali conseguenze per l’economia locale?
L’agricoltura è stato il settore più direttamente colpito, 784.320 ettari di terreno sono stati esclusi dalla produzione agricola. La produzione di legna è stata interrotta su 694.200 ettari di foreste. Misure correttive hanno permesso di produrre alimenti “puliti” in numerose regioni, ma hanno causato un aumento dei costi imputabile all’uso di concimi, di additivi e di procedure speciali di coltivazione. Allo stesso modo laddove l’agricoltura e l’allevamento sono senza rischio, la connotazione negativa che riveste il nome di Chernobyl ha posto dei problemi di marketing ed ha causato una caduta dei redditi, un abbassamento di produzione e la chiusura di impianti. Parallelamente gli sconvolgimenti economici dovuti allo scioglimento dell’Unione Sovietica, alla recessione e ai nuovi meccanismi di mercato hanno nuociuto all’economia regionale e si sono tradotti in un abbassamento del livello della vita, disoccupazione ed accresciuta povertà. Tutte le regioni agricole, quelle che sono state toccate dal rilascio radioattivo e non, si sono rivelate vulnerabili.
La povertà è particolarmente acuta nelle zone colpite. I salari dei lavoratori agricoli sono generalmente bassi e gli impieghi al di fuori dell’agricoltura sono limitati. Un gran numero di lavoratori qualificati e diplomati, soprattutto giovani, hanno lasciato la regione. Per di più il clima degli affari non è propizio alla creazione di imprese e l’investimento privato à modesto.

Che impatto hanno avuto Chernobyl e il dopo Chernobyl sulle comunità locali?
Più di 350.000 persone sono state ricollocate al di fuori delle zone più contaminate, di cui 116.000 subito dopo l’incidente. Anche dopo aver ricevuto indennizzi, un alloggio gratuito e la scelta del loro nuovo domicilio, l’esperienza è stata traumatizzante per un gran numero di persone evacuate, che si sono ritrovate senza lavoro e che hanno il sentimento di non avere più posto nella società. Le inchieste dimostrano che quelli che sono rimasti o che sono ritornati vivono meglio il dopo Chernobyl di coloro che sono stati ricollocati. La tensione tra i nuovi arrivati e la popolazione di origine nei villaggi di ricollocamento hanno anche contribuito all’ostracismo risentito dei primi. La struttura demografica delle zone colpite si è degradata perché molti lavoratori qualificati, diplomati e con spirito d’iniziativa, sovente giovani, hanno abbandonato la regione lasciandosi dietro una popolazione anziana che non possiede molto le qualità richieste per rimettere in carreggiata l’economia.
Considerato il dato dell’invecchiamento della popolazione, si hanno più decessi che nascite, e ciò rinforza il sentimento che queste zone sono dei luoghi pericolosi. Anche qualora i salari siano elevati, le scuole, gli ospedali e gli altri servizi pubblici di base mancano di specialisti qualificati.

Quali sono state le incidenze sugli individui?
Secondo il rapporto del Forum sulla salute, l’impatto di Chernobyl sulla salute mentale è il più grande problema di salute pubblica che l’incidente ha finora provocato. Gli abitanti della zone colpite hanno una percezione negativa del loro stato di salute e della loro situazione, esacerbata da un senso esagerato del rischio sanitario che la radio esposizione ha fatto loro correre e dalla convinzione che la loro speranza di vita sia ridotta. Niente indica che l’ansia riguardante gli effetti sanitari dell’irraggiamento stia diminuendo, al contrario. La speranza di vita è in ribasso in tutta l’ex Unione Sovietica a causa delle malattie cardiovascolari, delle ferite e degli avvelenamenti, ma non a causa della malattie radio indotte.

Come hanno reagito i governi?
I programmi di ricollocamento e di riabilitazione lanciati all’epoca dell’Unione Sovietica non hanno potuto essere mantenuti dopo il 1991 ed il finanziamento dei progetti è diminuito, cosicché numerosi progetti non hanno potuto essere terminati o sono stati abbandonati ed un gran numero di prestazioni promesse sono state private dei finanziamenti. Inoltre gli indennizzi sono stati attribuiti a categorie molto ampie di “vittime di Chernobyl”, finendo per coprire quasi sette milioni di persone che ricevevano già o che possono pretendere di ricevere delle pensioni, premi assicurativi speciali e prestazioni mediche, comprese le vacanze gratuite ed indennità garantite. Le prestazioni accordate alle vittime di Chernobyl privano di risorse altri settori di spesa pubblica, ma una riduzione di questi indennizzi o una determinazione di fascia limitata ai gruppi ad alto rischio è impopolare e pone dei problemi politici.
Vista la notevole riduzione dei livelli di irraggiamento nel corso degli ultimi 20 anni, i governi devono rivedere la classificazione delle zone contaminate. Numerose zone considerate prima come zone a rischio sono di fatto pulite per le abitazioni e per la messa in coltivazione. Le attuali classificazioni sono molto più restrittive di quanto lo giustifichino i livelli dimostrati di irraggiamento.
Il rapporto sottolinea la necessità di affinare le priorità e di razionalizzare i programmi per occuparsi di quelli che ne hanno più bisogno, pur ricordando che una ricollocazione delle risorse rischia di suscitare una “viva resistenza della parte che ne ha già beneficiato”. Si suggerisce fra l’altro che il diritto agli indennizzi sia “compensato” in cambio di una somma forfetaria destinata a finanziare l’avvio di piccole imprese.

(il testo integrale del rapporto si trova sul sito dell’AIEA:www.aiea.org)

LE OSSERVAZIONI DEL PROGETTO HUMUS

1) Il Chernobyl Forum è un gruppo di ricerca fondato nel 2003 da International Atomic Energy Agency (IAEA), FAO, alcuni Uffici delle Nazioni unite (UN-OCHA, UNSCEAR), World Health Organization e The World Bank insieme ai governi di Bielorussia, Ucraina e Federazione Russia. Vista la composizione del forum erano inevitabili le conclusioni riportate nel rapporto. Invitiamo, infatti, di leggere il documento riportato nel nostro sito sulla legge WHA 12-40 (http://www.progettohumus.it/argomenti.php?name=leggewha): si tratta dell’accordo truffa AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica)/OMS (Organizzazione Mondiale Sanità – in inglese WHO). Nel documento, oltre al testo della legge vengono riportate importanti note introduttive. Di seguito ne riportiamo alcune:”Negli anni 1950/60, quando fu varato il progetto “Atomi per la pace” i gravi rischi per la salute e l’ambiente dell’energia nucleare erano in genere sconosciuti al pubblico, ma non all’OMS… Nel 1959 l’AIEA riesce a far siglare dall’OMS un accordo (legge WHA 12-40 del 28.05.1959) in cui viene mondializzata l’omertà sugli effetti delle radiazioni sulla salute umana… Nell’accordo, all’art. 3, si evince la possibilità di poter assumere, sia da parte dell’AIEA sia da parte dell’OMS, misure restrittive per salvaguardare il carattere confidenziale di certe informazioni e dell’obbligatorietà delle due agenzie di rapportarsi direttamente per tutti i progetti che possano coinvolgere una delle due parti….Nel 1995 l’AIEA blocca gli atti della conferenza dell’OMS a Ginevra sull’incidente di Chernobyl convocata dall’allora direttore generale… Nella conferenza il dr. Martin Griffiths del dipartimento degli Affari Umanitari dell’ONU, segnalò come non fosse stata detta la verità alle popolazioni e che le persone complessivamente colpite erano 9 milioni… A supporto di ciò l’AIEA riconosce solo i rapporti “convalidati”, cioè confermati dai laboratori di Los Alamos e del Commissariato per l’Energia Atomica Francese (ovverosia i fabbricanti della bomba atomica)…A fronte delle necessità di liquidare il più in fretta possibile le conseguenze dell’incidente di Chernobyl e di diminuire il budget destinato allo scopo, i rapporti dell’AIEA servono come base scientifica ai governi per determinare le azioni di tutela e radioprotezione".

2) Il Chernobyl Forum afferma che i decessi collegati all’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare ammonterebbero complessivamente a 4 mila circa, e più precisamente 50 sarebbero i lavoratori dell’impianto morti in breve tempo in seguito al tentativo di arginare la fuga radioattiva; tra gli abitanti delle zone contaminate, 9 bambini che morirono in seguito a cancro alla tiroide e 3940 persone decedute per altro tipo di tumore nei tempi successivi all’incidente. Questo drastico ridimensionamento delle cifre non solo manca di rispetto nei confronti di tutte le vittime (dirette e indirette) e dell’impegno delle associazioni di volontariato che operano nei territori contaminati, ma, con la pubblicazione e trasmissione di dati falsati, induce, stimola e rafforza le politiche di ripopolamento delle zone contaminate, quale quella di Lukashenko, aprendo, tra l’altro, un interrogativo politico: quanto Lukashenko è un nemico giurato delle amministrazioni occidentali, o quanto ne è il più fedele interprete nelle politiche di minimizzazione delle politiche nucleari? L’eventuale ribaltamento del presidente bielorusso, quanto inciderà nei processi democratici delle richieste dei giusti e dovuti risarcimenti? (Per esempio, dopo il 1991 la Bielorussia ha investito sulla tragedia il 22% del proprio reddito; negli ultimi anni, il tasso si è abbassato di circa sei punti. L'Ucraina investe solo il 5-7% del proprio prodotto). E' sicuramente un'ardita congettura e paradosso, ma ai paradossi di Chernobyl siamo abituati

3) Gli scienziati membri del Chernobyl Forum hanno stabilito che non è possibile provare con evidente certezza che i numerosi casi di tumore, malattie infantili, patologie tiroidee, nascite premature, problemi di fertilità, che più fonti hanno segnalato come costantemente sopra i livelli normali in tutta l’area colpita, siano da collegarsi all’effetto delle radiazioni. Il problema è che le conseguenze di Chernobyl sono state sempre affrontate più come problema politico che come problema di salute pubblica. Nei primi giorni dopo Cernobyl il direttore dell’AIEA Blix affermava :"L'industria atomica può sopportare catastrofi come Cernobyl ogni anno". Ecco l'ideologia con la quale l'AIEA affronta Cernobyl. E' una conclusione politica. E' la conclusione di persone che rappresentano dei governi, che non vogliono vedere le conseguenze evidenti di Chernobyl. In nove anni di ricerche nei territori contaminati dalla catastrofe di Chernobyl il professor Yuri Bandazhevskij, anatomo-patologo, ha scoperto che il Cesio137, incorporato attraverso l'alimentazione in dosi deboli, distrugge progressivamente gli organi vitali, che lo accumulano in concentrazioni disuguali e assai più elevate della media corporea. In collaborazione con la moglie Galina, pediatra e cardiologa, Bandazhevskij ha descritto la "cardiomiopatia da Cesio" : una nuova patologia che, secondo alcuni scienziati, porterà il suo nome. L'insufficienza cardiaca, diventa irreversibile a partire da una certa soglia e durata di intossicazione da Cesio. La morte subitanea può sopraggiungere a tutte le età, anche nel bambino. Dopo aver pubblicato le sue scoperte e denunciato la politica di non intervento del governo, Bandazhevskij è stato arrestato per presunta corruzione e condannato (vedi: http://www.progettohumus.it/argomenti.php?name=yuri). Allo stato attuale i Ministeri della salute bielorusso, russo e ucraino non hanno svolto una serie indagine epidemiologica per verificare l’eventuale legame tra la radioattività interna dei bambini e le patologie di cui questi vengono curati negli ospedali. Se ciò venisse fatto vi sarebbe una politica di prevenzione più efficace contro il preoccupante aumento di nuove malattie nei bambini delle regioni contaminate. Gli scienziati del Chernobyl Forum non affermano che non siano aumentate le malattie, solamente che non esiste legame “dimostrabile” con l’incidente di Chernobyl. Resta il fatto che oggi, dopo la catastrofe di Cernobyl, solo 20 bambini bielorussi su 100 sono ufficialmente dichiarati in buona salute, mentre prima dell'86 erano l'80%. Spiegatecelo.
In ogni caso anche le prese di posizione di alti funzionari statali sono discordanti con i dati espressi dal rapporto. Afferma Vladimir Tsalko, presidente della Commissione di Chernobyl in Bielorussia e partner del Progetto Humus:"I nostri esperti predicono che in un prossimo futuro di fianco all'aumento dei casi di cancro alla tiroide, vi è una grande probabilità di incremento di malattie cardiovascolari e di altre malattie non tumorali".

4) Il rapporto basa la ricerca scientifica su dati impostati "a priori" e rispondenti al mandato di elevare i limiti per diminuire le spese. Dopo l'incidente, vi fu un forte dibattito per determinare i livelli di dose, e quindi di rischio, accettabili. Gli esperti sovietici si rifacevano al vecchio limite di 5 mSv/anno (350 mSv in una vita media); i medici e scienziati bielorussi chiedevano l'applicazione del limite di 1 mSv/anno (70 mSv/vita), raccomandato dopo il 1985 dal CIPR (Commissione Internazionale di Protezione Radiologica), tenendo conto del fatto che le radiazioni ionizzanti sono più nocive di quanto si pensasse negli anni 70. La lobby nucleare ha, pertanto, mobilizzato tutti i suoi esperti sulla posta in gioco...ed ha finito per stabilire: ormai si possono raccomandare per le istanze internazionali limiti da 15 a 20 mSv/anno (1.000 mSv/vita). Questo livello di dose giudicato "accettabile" dagli esperti, corrisponde, per anno di esposizione e per 2 milioni di persone esposte, ad un decremento da 1.500 a 2.000 cancri mortali, ai quali si aggiungono i cancri definiti guaribili e la malattie genetiche (senza contare le patologie che non sono state ancora ufficialmente riconosciute). Anche sui bambini sono state fatte delle "economie". Dal 1987, gli esperti hanno modificato i coefficienti per il cesio radioattivo: essi stimano che i bambini (esclusi i lattanti) ricevano, ad uguale incorporazione, una dose comparabile a quella degli adulti: il loro organismo ha una massa inferiore, ma essi eliminano più rapidamente il cesio che incorporano. Compensandosi le due cose, alla fine essi ricevono una dose equivalente. Invece le ricerche e le analisi del già menzionato Bandazhevskij, hanno dimostrato che i più colpiti sono i bambini perchè essi accumulano, molto più che gli adulti, il cesio presente nella loro alimentazione. E' il caso di tutti gli organi presi in esame e la differenza è particolarmente marcata per il cuore e la tiroide. Il feto è ugualmente irradiato, di fatto, dall'accumulo di cesio nella placenta.
Per tali ragioni, ora e sotto la spinta di altri scienziati, si comincia a valutare l'ipotesi di stabilire, per i bambini, un limite di dose inferiore a quello degli adulti: 0,3mSv/anno, invece di 1mSv/anno (i limiti della lobby nucleare sono pertanto di 50/70 volte superiori). Bisogna infine far presente che il sistema di radioprotezione mondiale, basato sulle conoscenze acquisite dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, misconosce gli effetti delle incorporazioni croniche di radionuclidi, effetti molto diversi da quelli generati da irradiazioni esterne intense e brevi.

5) Pur non condividendo l'impostazione del documento del Chernobyl Forum, nel rapporto sono contenuti importanti elementi e utili dati comparativi, quando non addirittura alcune affermazioni congruenti nelle analisi (ma non nelle risposte conseguenti) in campo socio psicologico. Questi dati devono diventare gli spunti da cui partire per impostare un'adeguata controinformazione. E' normale che la logica dello studio effettuato ed i dati siano piegati agli obiettivi già stabiliti in partenza: minimizzare il più possibile le conseguenze dell'incidente nucleare (soprattutto in campo sanitario), volgere prioritariamente l'attenzione sull'economia da rilanciare come unico efficace antidoto alle ormai residue conseguenze dell'esplosione del 26.04.1986 e, su queste basi, trovare un accordo (grazie all'aiuto della Banca mondiale) fra l'AIEA e i governi per indennizzarli in tal modo e mettere a tacere tutto ciò che potrebbe ostare la ripresa del nucleare (fra i costi economici dovuti alle conseguenze dell'incidente di Chernobyl, il rapporto include, sigh!, quelli addizionali dovuti all'annullamento del programma elettronucleare bielorusso).

6) Il rapporto non tiene conto, in maniera cinica, delle conseguenze indirette dell'incidente nucleare. Non vi è richiamo ai sintomi e alle sindromi derivanti dagli stati di immunodeficienza delle popolazioni. Pare, addirittura, che sia colpa delle popolazioni stesse se, in seguito all'incidente, esse abbiano sviluppato sindromi neuropsichiche e se malamente si adattino allo sradicamento ed a vivere in zone solo semplicemente contaminate, cioè con presenza di debole radioattività (quelle che il rapporto considera obbligatoriamente da ripopolare e per cui Balanov, specialista AIEA, ha dichiarato:"Non dovremo più sprecare le nostre risorse e i nostri sforzi su zone debolmente contaminate e che non sono prioritarie").
L'AIEA, infatti, ha solo e sempre considerato conseguenza diretta e causa di malattia la sindrome da irraggiamento acuto. Ma ormai è accertato, e sostenuto da più scienziati, che il vero pericolo deriva dalla esposizione costante e cronica nel tempo a basse dosi di radiazioni: ciò che il rapporto non prende in considerazione.

7) Lo studio parla di “fatalismo paralizzante” ed ipotizza che si sia creata negli anni una sorta di “suggestione collettiva” che ha fatto aumentare i fenomeni di ansia e i disturbi psicosomatici, portando la popolazione dell’area a credere che ogni nuova patologia fosse da ricollegarsi all’incidente del 1986. Questa teoria è sicuramente figlia di una particolare corrente di pensiero che trovava le sua giustificazione nell’ex Unione Sovietica. Lo studio sposa la tesi degli scienziati sovietici dell'Istituto di ricerche nucleari Kurciatov di Mosca che subito dopo l’incidente, d'accordo con l'AIEA, minimizzavano l'incidenza radiologica, psichiatrizzando i problemi della salute con la diagnosi di "radiofoobia" e di stress. Nessuno esclude che ci possano essere degli elementi di alterazione della percezione della realtà da parte della popolazione, ma come poter escludere lo stress da conseguenza dell’incidente di Chernobyl?

Anche per quanto riguarda la contaminazione ambientale, lo studio sostiene che già a una distanza di circa 30 km dal reattore i livelli di radioattività sarebbero scesi a livelli accettabili. Il rapporto CRIIRAD (Commissione di Ricerca e d’Informazione Indipendente sulla Radioattività) ha dimostrato, con l’indagine svolta dal 1999 al 2001 ed effettuando oltre tremila misurazioni in Francia, nell’Italia del Nord, in Svizzera, nella Germania del Sud, in Austria per arrivare fino all’Ucraina, che la situazione non à affatto così. Sul prossimo numero (41) dell’Informahumus verranno riportati i dati sulle rilevazioni effettuate dal CRIIRAD. Vedere inoltre: http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=mappe3

9) Affrontando il problema dei costi dovute alle conseguenze dell'incidente, il rapporto (a differenza dell'impostazione scelta per descrivere la situazione sanitaria) si addentra nella descrizione, non solo di danni diretti ed indiretti, ma addirittura addizionali. In tutta questa meticolosa e rigorosa descrizione il documento si dimentica di citare le parole RISARCIMENTO e RIPRISTINO, veri termini di iattura per le lobbies nucleariste. Si tratta non solo di risarcimento economico, ma di ripristino del danno sociale ed ambientale causato; si tratta non solo di risarcire i tre stati coinvolti, ma tutti quelli toccati dal fallout radioattivo.
A questo punto la tecnologia nucleare sarebbe ancora, e nonostante tutto, economica e sostenibile?

10) Il documento del Chernobyl Forum è un "rapporto ad orologeria": decisamente tempestivo, illuminante e tracciante nel voler anticipare le celebrazioni del ventennale ed indirizzarne e blindarne l'entità; sospettosamente "politico" e "fazioso" nel voler ridimensionare i dati contestualmente al coro dei governi che vogliono rilanciare il nucleare e all'attuale fallimento degli obiettivi delle guerre del petrolio.

11) I risultati ottenuti dal Chernobyl Forum appaiono certamente in controtendenza rispetto a quanto sostenuto nel corso degli anni da numerosi studi, in particolare provenienti dai paesi maggiormente colpiti dalle conseguenze della radioattività. Noi ribadiamo che, dal nostro punto di vista, lo scontro fra le cifre dell’uno e dall’altro fronte (pur con tutta la scientificità di cui possono essere rivestite) tende a distogliere l’attenzione dal vero problema di base, cioè dal problema etico che il nucleare e l’incidente di Chernobyl hanno posto. In ogni caso il rapporto non può non menzionare la triste realtà del sarcofago ed ammettere che è a rischio di crollo. Ammette che esiste il grande problema delle scorie radioattive, dei siti di deposito intorno alla centrale e del conseguente sotterraneo inquinamento. (vedi: http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=dintonumeri). Da anni si discute: ma più che sparare in maniera criminale penetratori pieni di materiale radioattivo nelle profondità dei mari, nessuno ha trovato le soluzioni.

12) Il rapporto dell’ONU pone in evidenza la necessità di un'adeguata informazione alle famiglie. Su questo punto siamo d'accordo. Ma non deve essere un'informazione per un'asettica rassicurazione da dare alle persone allo scopo di favorire le politiche di ripopolamento delle zone ancora contaminate. Noi crediamo ad un'informazione seria, scientifica ed umana che permetta alla gente che vive in territorio contaminato (perchè altrimenti non possibile ed indipendentemente dai livelli di radioattività presenti) di avere gli strumenti per vivere nel miglior modo possibile ed instaurare la migliore qualità di vita possibile in territorio contaminato, soprattutto intervenendo sull'alimentazione e sulle raccomandazioni ad essa collegate. Per tale ragione come progetto Humus vi invitiamo a sostenere e a partecipare, se possibile confermandocelo da subito, l’eventuale adesione di soggetti locali, al corso di riqualificazione professionale sulla radioprotezione che, entro la fine dell’anno e a costi modici, verrà realizzato a Gomel per gli insegnanti delle scuole situate in zona radioattiva. Sull'Informahumus 40 sono presenti informazioni parziali (http://www.progettohumus.it/Informahumus/40.pdf). Le informazioni complete sul prossimo numero (41) dell’Informahumus.

13) Ci sentiamo di sostenere l’affermazione del portavoce del Ministero per le Emergenze ucraino, Oleg Andreev: “Chernobyl è stato, è e sarà il problema più grande per il nostro Paese”.

Massimo Bonfatti/Progetto Humus
15.09.05 Fonte: www.permanent.nouvelobs.com/
Le Nouvel observateur - 15 septembre 2005 - n°2132 - Michel de Pracontal
Traduzione dal francese: Massimo Bonfatti/Progetto Humus
Il testo può essere utilizzato liberamente citando la fonte

Qualche migliaio o centinaia di migliaia di morti?
I CATTIVI CALCOLI DI CHERNOBYL
Quanti morti, cancri, malattie cardiovascolari provocheranno, a termine, le radiazioni dovute all’esplosione della centrale nucleare avvenuta venti anni fa? 4.000 afferma oggi il rapporto controverso di un’agenzia dell’ONU.
La catastrofe di Chernobyl dovrebbe essere responsabile, in totale, di circa 4.000 decessi per cancro, afferma un comunicato diffuso il 5 settembre dall’ONU, dall’AIEA ( Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Questo comunicato pubblicato poco prima della riunione di Vienna del “Forum Chernobyl”, un gruppo di un centinaio di esperti internazionali creato su iniziativa dell’AIEA, ha suscitato una violenta polemica, perché stime precedenti valutavano il bilancio ultimo di Chernobyl in decine, se non addirittura in migliaia di morti! Per il CRIIRAD, associazione indipendente di esperti di radioattività, la cifra di 4.000 morti è grossolanamente sottostimata. Gli ecologisti di Greenpeace accusano l’AIEA di fare lobby pro nucleare con la complicità passiva dell’OMS. Da parte sua l’AIEA si appoggia su un rapporto di 600 pagine prodotto dal “Forum Chernobyl”, il cui presidente, il dottore Burton Bennet, dichiara che gli esperti non hanno osservato “profondi impatti negativi sulla salute della popolazione delle zone circostanti”. Il suo collega, il dottore Michael Repacholi, specialista in radioattività presso l’OMS, rinforza:”Alla fine il messaggio del Forum Chernobyl è rassicurante”. È difficile cogliere cosa possa esserci di “rassicurante” nell’incidente della centrale Ucraina che, il 26 aprile 1986, liberò nell’atmosfera una quantità di radioattività equivalente a centinaia di volte quella della bomba di Hiroshima. A causa dei venti dominanti il 70% della nube ha colpito la Bielorussia, il resto si è ripartito in Ucraina, Russia e in tutto l’emisfero Nord. La riunione di Vienna si è proposta di portare “risposte definitive”, in particolare sull’”ampiezza reale” dell’incidente. Ma quando si esaminano da vicino gli elementi scientifici, sembra che la sola certezza sia…che ci siano numerose incertezze!. Secondo gli stessi termini del documento di sintesi, “è probabile che non si conosca mai con precisione il numero reale dei morti causati dall’incidente”.
Jacques Repussard, direttore dell’Istituto di Radioprotezione e della Sicurezza nucleare(IRSN), l’organismo pubblico incaricato delle perizie nucleari in Francia, fa notare da parte sua:”Si stanno ancora raccogliendo i dati necessari – segnatamente nel quadro dell’Iniziativa franco/tedesca (IFA)- per stimare con precisione l’impatto ecologico e sanitario della catastrofe di Chernobyl. È prematuro parlare di bilanci. La scienza non è ancora in grado di dire quali saranno esattamente le conseguenze dell’incidente sulla salute delle popolazioni della regione. Bisogna essere pazienti e modesti”
Ma allora a cosa corrisponde la stima di 4.000 decessi per cancro che hanno fatto tanto rumore? Per comprendere il problema bisogna avere in testa la nozione che le radiazioni uccidono “in differita”. A Chernobyl 28 pompieri intervenuti subito dopo l’incidente sono stati vittime di una sindrome di irradiazione acuta e sono morti nel giro di tre mesi. Ma la stragrande maggioranza delle persone che hanno ricevuto una dose tossica non sono morte sul colpo; esse hanno potuto contrarre un cancro un anno, cinque anni, dieci anni dopo l’incidente oppure non lo contrarranno mai in futuro. Per stimare il bilancio di Chernobyl gli esperti hanno dunque fatto una proiezione basata su un modello che predice il numero di cancri mortali che si manifesteranno sulla popolazione di riferimento, su un periodo corrispondente alla durata massima della vita umana.
Il totale di 4.000 è costituito dalla somma di “50 lavoratori che sono morti di sindrome da irradiazione acuta nel 1986 o per altra cause negli anni successivi, 9 bambino morti di cancro alla tiroide, e da una stima di 3940 persone che potrebbero morire di cancro contratto in seguito all’esposizione alle radiazioni, scrivono gli esperti. Quest’ultima cifra tiene conto dei 200.000 lavoratori e membri delle brigate d’intervento del 1986/87, delle 116.000 persone evacuate e dei 270.000 che abitano le zone più contaminate”.
Questi dati sono corrispondenti alla tabella creata dall’epidemiologa Elisabeth Cardis, del Centro internazionale di Ricerca sul Cancro (Lione). I lavori di Cardis sono stati pubblicati nel 1986 dall’AIEA e sono menzionati nel rapporto completo del Forum Chernobyl. Un solo problema: nel documento completo la tabella di Elisabeth Cardis comporta un quarto gruppo, ovverosia 6,8 milioni di persone che abitano nelle “altre” zone contaminate, per le quali la proiezione parla di 4.600 decessi per cancro. Nascostamente l’AIEA ha “cassato” circa 7 milioni di persone colpite dall’incidente: ciò che ha condotto a dividere per due le stime!
Per di più l’AIEA ignora i paesi dell’Europa occidentale colpiti anch’essi dalla nube radioattiva, sebbene in proporzioni molto più deboli che i paesi dell’ex URSS. Secondo il premio Nobel Georges Charpak le ricadute di Chernobyl potranno provocare in Francia 300 cancri letali in trenta anni. Un documento dell’IRSN intitolato “Chernobyl, 17 anni dopo” e datato 2003, cita una pubblicazione del suo equivalente britannico, il National Radio Protection Board (NRPB), secondo il quale il bilancio dell’incidente sarà da “1000 a 3000 decessi nei paesi dell’Europa occidentale”. La stessa pubblicazione stima tra 2.500 e 75.000 i cancri mortali tra gli abitanti delle regioni occidentali dell’ex URSS. Per l’epidemiologo Lynn Anspaugh la forchetta sarà da 2.000 a 17.000.
Riassumendo, se si crede alle fonti scientifiche, la stima di 4.000 decessi avanzata dall’AIEA, posa su un giochetto: tiene solo conto dei “liquidatori” (i lavoratori che si sono fatti carico di “liquidare” le conseguenze dell’incidente) e di una piccola parte di abitanti delle zone fortemente contaminate. Ed il Forum Chernobyl si contraddice dassolo…
In più fra gli elementi assemblati nel rapporto completo, figurano i risultati dell’epidemiologo Ivanov che ha studiato un gruppo di 61.000 liquidatori russi. Ivanov dimostra due punti importanti: da una parte la mortalità per cancro attribuibile a Chernobyl è aumentata recentemente, dal momento che non era dimostrabile dall’inizio, dall’altra si cominciano ad osservare decessi per malattie cardiovascolari anch’esse dipendenti dalle radiazioni! Fino ad ora non si sono osservati equivalenti risultati per la popolazione delle zone contaminate, che ha ricevuto dosi molto meno importanti dei liquidatori. È ciò che permette agli esperti di affermare che non c’è un maggiore impatto di Chernobyl sulla salute della popolazione generale. “Ma bisogna guardarsi da ogni conclusione frettolosa, afferma Jacques Repussard. Si cominciano solo ora a confermare gli effetti cardiovascolari sulla popolazione irradiata ad Hiroshima, sessanta anni dopo!”.
Infine i modelli utilizzati dagli epidemiologi, basati sui dati di Hiroshima, sottovalutano le conseguenze di Chernobyl per le popolazioni che vivono nelle zone contaminate:”Ad Hiroshima, l’essenza delle dosi è portata dall’irraggiamento esterno di tutto il corpo, spiega Jacques Repussard. Ora le persone che vivono in prossimità di Chernobyl e che consumano acqua, legumi o funghi contaminati al cesio, sono sottoposte ad un irraggiamento interno. Gli effetti non sono necessariamente gli stessi”.
Certo la disgrazia non si quantifica: un solo pompiere morto a Chernobyl, un solo bambino morto di cancro alla tiroide indotto dalle radiazioni rappresentano una perdita irreparabile. Ma è chiaro che agli occhi dell’opinione un bilancio di migliaia di vittime non ha lo stesso impatto se esse vengono quantificate in decine di migliaia. Non si può affermare con certezza quale sarà l’ultimo tributo di Chernobyl, ma supererà sicuramente le 4.000 vittime annunciate dall’AIEA. Si tratta di una tipologia di catastrofe ancora sconosciuta, come osserva Jacques Repussard: “L’umanità non è stata mai esposta, fino ad ora, ad un tale avvenimento”.

BREVE COMMENTO: è strabiliante notare come i dati dell’AIEA vengano contestati dall’IRSN . L’IRSN forma, assieme a EDF, AREVA e CEA, l’organizzazione CEPN (vedi: http://www.cepn.asso.fr/fr/present.html) che collabora con il governo bielorusso allo scopo di cercare di minimizzare presso l’opinione pubblica locale l’entità del fallout radioattivo. Se i dati sono così contrastanti fra due organizzazioni pro nucleare, cosa pensare….?


Traduzione dall'inglese di Massimo Bonfatti per Progetto Humus
Il testo può essere utilizzato liberamente citando la fonte
Questo comunicato stampa del 5 settembre 2005, che vanta l’accordo unanime di più di cento scienziati presenta alcune conclusioni scientifiche veramente mediocri. Per esempio, sotto “ I più importanti accertamenti rilevati” vi si trova la seguente citazione:
• “Circa 1.000 fra addetti al reattore e liquidatori sono stati gravemente esposti ad alte radiazioni nel primo giorno dell’incidente; fra gli oltre 200.000 lavoratori delle operazioni di emergenza e di copertura che sono stati esposti nel biennio 1986/1987, sono stimate da aspettarsi, nel corso della loro vita, 2.200 morti causate dalle radiazioni.
È una pesante affermazione quella delle morti causate dalle radiazioni. Ciò significa che solo la morte è considerata essere un danno e ciò evita di prendere in considerazione la severa e debilitante morbilità. Inoltre questi scienziati, orientati dal documento emesso dall’IRCP (Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica) e che riguarda gli ultimi cinque anni, hanno accettato senza obiezione che gli unici effetti concernenti la salute ed attribuibili alla radiazione siano le morti da cancro. I cancri non mortali non sono, di base, presi in considerazione. Sono decisioni amministrative e non scientifiche. La radiazione causa un danno random al DNA cellulare, eppure solo il danno che si manifesta come morte da cancro è considerato tale. Non c’è alcuna menzione al DNA mitocondriale (mDNA) che è sedici volte più vulnerabile alla radiazione che non il DNA cellulare, ed il danno con il quale si esprime pur essendo differente, produce malattie ugualmente devastanti come il cancro.
• “Attualmente si stima che cinque milioni di persone vivano nelle aree della Bielorussia, Russia ed Ucraina contaminate dai radionuclidi dovuti all’incidente; circa 100.000 di queste vivono in aree precedentemente classificate dai governi come aree di “stretto controllo”. Le attuali “zonizzazioni” vanno riviste e diminuite di numero sulla base dei nuovi accertamenti”.
Questo secondo “maggiore” ed “importante accertamento” propone di diminuire di numero l’esistente regolamentazione delle zone sulla base di accertamenti non scientifici. Sembra esserci un consapevole diritto acquisito dietro il comunicato stampa ed il rapporto. Un simile traguardo economico è disdicevole da parte del cosiddetto contributo scientifico sul danno alla salute umana. Mi aspetterei che una risposta politica ad un serio studio scientifico fossero fatti dai governi ufficiali che dovrebbero assumersi la responsabilità politica di fidarsi della scienza. Generalmente gli scienziati non prendono decisioni politiche, né i governi ufficiali dovrebbero fidarsi ciecamente delle decisioni asserite essere scientifiche.
• “Si sono avuti, come conseguenza della contaminazione dall’incidente, circa 4.000 casi di cancri tiroidei, principalmente bambini ed adolescenti al tempo dell’incidente, ed in conclusione nove bambini sono morti per cancro tiroideo, tuttavia il tasso di sopravvivenza fra queste vittime del cancro, a giudicare dall’esperienza in Bielorussia, è stato pressoché del 99%".
Di nuovo troviamo una forte ed irragionevole fiducia nelle decisioni dell’ICRP di ignorare tutti gli effetti delle radiazioni sulla salute che non siano cancri fatali. Chiaramente chi ha avuto una operazione o è sottoposto per tutta la vita a terapia con ormoni tiroidei avrebbe seri argomenti nei confronti di questa insensibilità.
• “La maggior parte dei liquidatori e della gente che vive nelle aree contaminate ha ricevuto dosi relativamente basse su tutto il corpo, comparabili ai livelli del fondo naturale. Come risultato non c’è evidenza o probabilità di un decremento della fertilità fra la popolazione interessata che è stata indagata; non c’è stata nemmeno alcuna evidenza di un incremento di malformazioni congenite che possano essere attribuite all’esposizione radioattiva”.
I residui nucleari provenienti da un reattore in funzione non sono un fondo naturale di radioattività. Le sue proprietà fisiche e biochimiche sono diverse, così come la proporzione dell’esposizione interna ed esterna che causa. Un incendio di uranio, come è avvenuto a Chernobyl, brucia da 3.000 a 6.000 gradi centigradi, calore sufficiente ad aerosolizzare tutti i metalli esposti, inclusi tutti i metalli pesanti radioattivi, quali il ferro, l’acciaio, il nichel, il rame, ecc. In uno stampo interno di ceramica aerosolizzata, può essere data alla vittima la dose massima possibile derivante dai prodotti chimici radioattivi e può essere causato il massimo effetto tossico del metallo. Ciò perché in uno stampo di ceramica polverizzata, di misura nanometrica, l’area di superficie è massimizzata, l’auto-schermatura è minimizzata, e la solubilità in un corpo fluido è minimizzata, dando come risultato la massima dose di contatto. Le nano particelle passano attraverso la membrana cellulare, le barriere ematiche dei polmoni e del cervello, e possono penetrare nel liquido seminale o attraverso la placenta. Sono così piccole per potere essere rimosse dai filtri renali. Questi residui artificiali non sono compatibili con la vita. Inoltre, anche se la radioattività naturale è più compatibile con la vita, pure essa mina il sistema di comunicazione cellulare del corpo causando ciò che noi consideriamo essere un naturale processo di invecchiamento e cancri naturali dell’età vecchia.
• “La povertà, le malattie dovute allo “stile di vita” ora dilaganti nell’ex Unione Sovietica ed i problemi di salute mentale sono per il futuro una più grave monaccia che non l’esposizione radioattiva”
La povertà è frequentemente il risultato di malattie croniche debilitanti. Quante persone perdono il loro lavoro a causa di cancri non fatali, di affaticamento cronico e di altre malattie?
Lo stile di vita è un’opinione, non un accertamento scientifico in grado di dare ad un individuo la possibilità di evitare un rischio ambientale. Per esempio, il fumare è classificato come una scelta di stile di vita per evitare i tumori da fumo, l’evitare cibi grassi è una scelta di stile di vita per evitare alcuni cancri liposolubili, o l’uso di uno schermo solare è una scelta di stile di vita per proteggere se stessi dai raggi nocivi del sole. Ed ancora, il citare le malattie come stile di vita è più un’opinione che una connessione alla radiazione, fatta per evitare i problemi dell’ambiente contaminato, vedi le licenze per il tabacco, il grasso animale o il sole o, per quanto riguarda il nucleare, i residui, i funghi, le radici vegetali ed il latte.
Anche le stesse malattie mentali possono essere correlate alla radiazione, specialmente se le particelle radioattive sono sufficientemente piccole da penetrare la barriera ematica cerebrale. Sono stati fatti studi di suicidi e di comportamento violento dopo esposizione a radiazione che rendono questa ipotesi plausibile e degna di ulteriori accertamenti.
• “Il trasferimento ha provocato una “esperienza profondamente traumatica” per 350.000 persone spostate fuori dalle aree colpite. Quantunque 116.000 siano state rimosse dall’area di maggior impatto subito dopo l’incidente, i successivi trasferimenti hanno contribuito poco a ridurre l’esposizione radioattiva”.
Questa è un’osservazione veramente interessante. Potrebbe essere interpretata o che la maggiore contaminazione sia stata causata immediatamente dopo l’esplosione, o che, a causa della diffusione delle abitudini alimentari, l’intera popolazione sia stata esposta. Vorrei far notare che l’evacuazione può non essere stata tempestiva a causa della segretezza intorno al disastro. Non è chiaro come si decida che il trauma è dovuto all’evacuazione (che può essere una buona scappatoia) piuttosto che alla radiazione.
• “I miti persistenti e la cattiva percezione della minaccia della radiazione ha causato un “fatalismo paralizzante” fra i residenti delle aree colpite".

La verità può giustamente stare fra le predizioni fatalistiche e le straottimistiche idee degli scienziati, che hanno poca simpatia per le malattie croniche! Molte individui non conoscevano niente sulle radiazioni se non le relazioni pubbliche promozionali che reclamizzavano le centrali nucleari prima dell’incidente. Di fatto molte persone non erano state informate che erano rimaste e avevano osservato l’incendio di Chernobyl senza protezioni personali. Questa gente sente giustamente di essere stata ingannata. I comunicati stampa come questo lavoro sono contrari ad una giudiziosa ammissione e risposta ai problemi sentiti dalla popolazione.
• “L’ambiziosa riabilitazione ed i programmi di utilità sociale che hanno avuto inizio nell’ex Unione Sovietica e che sono stati continuati dalla Bielorussia, Russia ed Ucraina, hanno bisogno di una riformulazione dovuta al cambiamento nelle condizioni di radioattività, alla deficienza di obiettivi e finanziamenti”.
Questo è molto vago per aver un valore informativo. L’enfasi sulla “deficienza dei finanziamenti” introduce di nuovo una priorità economica che non deve appartenere ad un articolo scientifico che pretende di diffondere le conseguenze del disastro sulla salute pubblica.
• “Gli elementi strutturali del sarcofago costruito per contenere il reattore danneggiato si sono degradati e sollevano il problema del rischio di un collasso e del rilascio di polvere radioattiva”.
Sebbene ciò sembri essere una preventiva raccomandazione riguardo la salute, appare ovvio che il sarcofago non è mai stato completamente sigillato a causa della continua fissione del combustibile. Il reattore danneggiato di Chernobyl ha fatto uscire, negli ultimi venti anni, gas radioattivi, liquidi e particolato.
• “Non è ancora stato definito un piano globale per eliminare le tonnellate di scorie ad alto livello di radioattività attorno al sito della centrale di Chernobyl, in accordo con gli attuali standard di sicurezza”.
Il reattore di Chernobyl si trova vicino all’argine del fiume Dnjepr, che fornisce acqua potabile alla città di Kiev ed irriga poderi e frutteti che, prima del disastro, erano fonte di cibo per l’ex Unione Sovietica. Queste tonnellate di scorie ad alta radioattività sono state disperse nella biosfera per circa venti anni. È circa il tempo che era stato progettato per il piano di gestione delle scorie (non dello smaltimento). Immaginando che un piano di “smaltimento” potrebbe mai essere programmato, è da ignorare il riciclo naturale dei materiali nel nostro pianeta! La terra ha un modo efficiente di pulire il suolo e l’aria, eliminando tutti i composti chimici nel fondo dell’oceano per un riciclaggio nella catena alimentare delle future generazioni.
Il portavoce di questo rapporto è il dr. Michael Repacholi. Viene presentato come “Manager del Radiation Program dell’OMS”. Secondo le parole di Repacholi sul Progetto Internazionale EMF dell’OMS, vengono trattati gli effetti dell’”esposizione a campi magnetici statici ed elettrici variabili nel tempo in una frequenza di scala compresa fra 0-300 GHz”. Ciò include le frequenze radio fra le extra basse frequenze e la alte frequenze delle microonde. Esclude gli X-Ray deboli, gli X-Ray pesanti ed i raggi gamma che sono la porzione ionizzante delle radiazioni dello spettro elettromagnetico. Questa scala esclude, inoltre, il particolato nucleare rilasciato durante il disastro nucleare.
Il dr. Repacholi è un laureato in Scienze Fisiche dell’Università dell’Australia Occidentale, un laureato in Scienze della biologia delle radiazioni all’Università di Londra e Dottore in Biologia all’Università di Ottawa in Canada. È membro ed ultimo Presidente della Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti. Egli, probabilmente, non è il migliore portavoce per un disastro nucleare, per una valutazione dell’esposizione a radiazioni ionizzanti.
Una delle raccomandazioni riportate nel rapporto è la seguente:
“Nel regno ambientale, il Rapporto esige un monitoraggio a lungo termine dei radionuclidi del cesio e dello stronzio per valutare l’esposizione umana e la contaminazione del cibo e per analizzare gli impatti delle azioni riparative e delle contromisure per la riduzione delle radiazioni. Bisogna dare la migliore informazione al pubblico sulla persistenza della contaminazione radioattiva in certi prodotti alimentari e sui metodi di preparazione dei cibi atti a ridurre la quantità di radionuclidi. In alcune aree sono ancora necessarie le restrizioni sulla raccolta di alcuni prodotti alimentari selvatici”.
L’insuccesso nell’evitare prodotti selvatici, nell’utilizzare metodi appropriati di preparazione e nel seguire consigli, potrebbero, naturalmente, essere definite “scelte di stile di vita” e quindi alcune malattie sarebbero colpa della vittima e non del disastro!
Le assicurazioni in questo non scientifico comunicato stampo, che evidenzia le più importanti ricerche del rapporto completo, danno, tuttavia, una piccola consolazione alla sofferente popolazione esposta a questo disastro. Il danno maggiore è rappresentato dai più alti livelli di esposizione a dose croniche di radiazione che sono stati proposti, e non dalle adeguate risposte, che stanno per essere intraprese, da indirizzare ai veri problemi di salute dei sopravissuti!

P.S.: Per saperne di più su Rosalie Bertell http://www.rightlivelihood.org/recip/bertell.htm

Dr. Rosalie Bertell
10 September 2005
27.11.05: CONVEGNO “ASPETTANDO IL VENTENNALE. CHERNOBYL: REALTÁ O MENZOGNA?” Carignano, 26 novembre 2005
I DATI SU CHERNOBYL ED IL VOLONTARIATO: 20 ANNI DI CONFRONTO/SCONTRO
di Massimo Bonfatti

PREFAZIONE
Poiché Chernobyl in ucraino significa assenzio, in molti individuarono un nesso sconcertante fra questo terribile incidente e il celebre passo dell’Apocalisse di Giovanni in cui si parla della caduta dal cielo di una stella che "si chiama Assenzio" (Ap 8,10-11). "...cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare."Chernobyl ha contaminato ogni cosa. Ma sono state soprattutto le acque a presentare una radioattività che lo scienziato russo Zhores Medvedev ha definito a suo tempo "disastrosa". Se consideriamo poi che ogni isotopo di cesio 137 ha "una vita" di circa trent’anni, dobbiamo dire che la stella chiamata Assenzio continuerà a rimanere sopra le nostre teste fino al 2016. Ed aggiunge Zhores Medvedev: "...Va considerato circa un terzo delle acque ad alta concentrazione di cesio 134 e 137, nonché, di iodio 131". Un terzo, come annuncia Giovanni nell’Apocalisse

INTRODUZIONE
Le ragioni del cuore possono saldarsi con quelle della ragione?
Da venti anni, dopo Chernobyl, questo quesito si è insinuato nei dibattiti dei fautori del nucleare e dei suoi oppositori, ma non solo.
Lo stesso volontariato che su Chernobyl ha riversato un impegno non indifferente, ha dibattuto al suo interno, anche con asprezza, le modalità per far fronte alle conseguenze dell’incidente nucleare del 26 aprile 1986, ma poche volte si è interrogato sulla scelta del nucleare, sugli aspetti scientifici e tecnici ad essi collegati, preferendo incanalare nel filone della solidarietà risposte più rassicuranti e sicuramente più comprensibili.
È trascorso oltre un decennio dalle prime esperienze di accoglienza dei bambini di Chernobyl in Italia. Ad esse si sono affiancati anche importanti interventi di cooperazione in loco.
Tutto sicuramente entusiasmante e coinvolgente. Anche giusto.
Ma è bastato il rapporto ONU, gestito dalla lobby della AIEA, del settembre scorso, per gettare nello sconforto molti volontari.
Se l’impatto delle conseguenze di Chernobyl è così drasticamente ridimensionato, quale è il senso di quello che stiamo facendo, quali sono le motivazioni reali che possono giustificare il nostro intervento a favore delle vittime di Chernobyl? E poi quali vittime?
Quindi quello che facciamo ha solo valore di mera solidarietà fine a se stessa? Su quali basi regge?
Calma!
Noi non siamo tecnici, né tanto meno scienziati.
Ma abbiamo una qualità: siamo competenti nel nostro impegno in campo solidaristico ed abbiamo dei validi alleati.
Sono i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre conoscenze, le nostre relazioni e i nostri contatti, i nostri viaggi in Bielorussia, Russia ed Ucraina, la nostra permanenza nei territori contaminati, le nostre letture e le informazioni che si sono accumulate in noi senza che riuscissimo ad organizzarle, il materiale raccolto, gli appunti, le nostre fotografie dei bambini e delle loro famiglie scattate nei vari villaggi, le registrazioni ed i filmati nei kholcoz, nei reparti oncologici, le nostre lacrime ed i nostri sorrisi.
Questo è tutto il nostro capitale. Un capitale che potremmo chiaramente gestire meglio, distribuirlo organicamente in un rapporto che ridicolizzerebbe quello dell’AIEA.
Ma non riusciamo a farlo, sempre a rincorrere il tempo che ci manca, noi volontari puri contro i professionisti dei rapporti, lautamente pagati.
Non abbiamo interessi da difendere e non abbiamo nulla da perdere.
Non dobbiamo piegare dei dati a ragioni economiche e politiche.
Per questo, ogni tanto, siamo nudi e spaesati.
Questo è il panorama in cui ci dibattiamo: 20 anni di confronto/scontro che ci hanno logorato, arricchito ed anche dato consapevolezze.
Mi offende pensare che il prossimo anno, sulla scia di una ricorrenza che sarebbe giusto che non ci fosse, si sveglieranno i soloni di turno con tutto il corteo di speculazioni approntate per salire al volo sul palco mediatico.
Quel palco, signori miei, è nostro!

Mi offende dover prestare il fianco al dubbio che Chernobyl, o meglio le sue conseguenze, possano essere l’espressione di una menzogna.
Noi tutti sappiamo che non è così e, purtroppo, dobbiamo, con molta umiltà dare profondità, spessore, consapevolezza alle nostre ragioni e su queste basi costruire i presupposti per un ventennale che non sia semplice retorica e celebrazione, ma una tappa di solo maggior impatto nel nostro costante lavoro a favore delle popolazioni colpite dalle conseguenze dell’incidente nucleare.
Vediamo di mettere assieme le ragioni di tutti questi anni di impegno.

LA REALTÁ DI CHERNOBYL
Cercare di analizzare la realtà di Chernobyl come si è sviluppata fino ad ora, vuol dire analizzare i seguenti argomenti:
Ø LA LOBBY DEL NUCLEARE. Dobbiamo essere consapevoli che tutti i rapporti dell’AIEA non possono che, istituzionalmente, difendere gli interessi del nucleare. Nei primi giorni dopo Chernobyl il direttore dell’AIEA Blix affermava:"L'industria atomica può sopportare catastrofi come Chernobyl ogni anno". Ecco l'ideologia con la quale l'AIEA affronta Chernobyl. E' una conclusione politica. E' la conclusione di persone che rappresentano dei governi, che non vogliono vedere le conseguenze evidenti di Chernobyl. Questo è abbastanza normale e comprensibile, dal punto di vista dell’AIEA. Comprensibile, e non accettabile, è che gli scienziati svolgano ricerche i cui risultati siano già determinati in precedenza dal committente. Chernobyl è stato un duro colpo per l’industria del nucleare. Ovvio puntare su cavalli di battaglia quali l’obsolescenza della centrale di Chernobyl e la minimizzazione dei danni, soprattutto delle vittime. Ma ciò che non è comprensibile e né accettabile, anzi scandaloso è che il 28 maggio 1959 l’AIEA riesce a far siglare all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) un accordo (legge WHA 12-40). Si tratta di un accordo truffa. Nel documento, oltre al testo della legge vengono riportate importanti note introduttive. Di seguito ne riportiamo alcune: ”Negli anni 1950/60, quando fu varato il progetto “Atomi per la pace” i gravi rischi per la salute e l’ambiente dell’energia nucleare erano in genere sconosciuti al pubblico, ma non all’OMS… Nell’accordo, all’art. 3, si evince la possibilità di poter assumere, sia da parte dell’AIEA sia da parte dell’OMS, misure restrittive per salvaguardare il carattere confidenziale di certe informazioni e dell’obbligatorietà delle due agenzie di rapportarsi direttamente per tutti i progetti che possano coinvolgere una delle due parti….Nel 1995 l’AIEA blocca gli atti della conferenza dell’OMS a Ginevra sull’incidente di Chernobyl convocata dall’allora direttore generale… Nella conferenza il dr. Martin Griffiths del dipartimento degli Affari Umanitari dell’ONU, segnalò come non fosse stata detta la verità alle popolazioni e che le persone complessivamente colpite erano 9 milioni… A supporto di ciò l’AIEA riconosce solo i rapporti “convalidati”, cioè confermati dai laboratori di Los Alamos e del Commissariato per l’Energia Atomica Francese (ovverosia i fabbricanti della bomba atomica)…A fronte delle necessità di liquidare il più in fretta possibile le conseguenze dell’incidente di Chernobyl e di diminuire il budget destinato allo scopo, i rapporti dell’AIEA servono come base scientifica ai governi per determinare le azioni di tutela e radioprotezione.
Ø L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE. A fronte della pressione mediatica che cerca di sminuire le conseguenze dell’esplosione del 26 aprile 1986 è necessario sostenere un’informazione indipendente e libera che ci permetta di acquisire strumenti di paragone e motivare, non solo emotivamente, le ragioni del nostro operare. Il fisico Bella Belbéoch, il primo maggio 1986, 5 giorni dopo l’esplosione del reattore N° 4 di Chernobyl, disse: “Bisogna aspettarsi nei giorni che verranno un complotto internazionale di esperti ufficiali per minimizzare la valutazione delle vittime che causerà questa catastrofe. Il perseguimento dei programmi civili e militari impone all’Assemblea degli Stati una tacita complicità che va oltre i conflitti ideologici o economici”. Dobbiamo, pertanto, essere consapevoli che le controdeduzioni non hanno solo valore accademico, ma richiedono impegno, sacrificio, mezzi, risorse ed anche esposizione personale. Tre esempi per tutti a) In nove anni di ricerche nei territori contaminati dalla catastrofe di Chernobyl il professor Yuri Bandazhevskij, anatomo-patologo, ha scoperto che il Cesio137, incorporato attraverso l'alimentazione in dosi deboli, distrugge progressivamente gli organi vitali, che lo accumulano in concentrazioni disuguali e assai più elevate della media corporea. In collaborazione con la moglie Galina, pediatra e cardiologa, Bandazhevskij ha descritto la "cardiomiopatia da Cesio" : una nuova patologia che, secondo alcuni scienziati, porterà il suo nome. L'insufficienza cardiaca, diventa irreversibile a partire da una certa soglia e durata di intossicazione da Cesio. La morte subitanea può sopraggiungere a tutte le età, anche nel bambino. Dopo aver pubblicato le sue scoperte e denunciato la politica di non intervento del governo, Bandazhevskij è stato arrestato per presunta corruzione e condannato.
b) La CRIIRAD (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité) ha pubblicato coraggiosamente un Atlante della contaminazione radioattiva in Europa in seguito al fallout di Chernobyl, sottotitolandolo “Le prove della menzogna”. Nell’Atlante è evidente che l’Italia del nord, e soprattutto l’arco alpino con le sue vallate “olimpiche”, è la parte dell’Europa Occidentale più contaminata dal fallout radioattivo di Chernobyl. Quest’anno la CRIIRAD ha dato vita al laboratorio “CRIIRAD-Bandazhevskij” direttamente in Bielorussia, a Minsk. È un laboratorio biomedico gestito dalla CRIIRAD con le stesse garanzie etiche di competenza, d’indipendenza e di trasparenza del suo laboratorio di analisi di Valence in Francia e diretto dal prof. Bandazhevskij e da sua moglie Galina. Nel laboratorio verranno proseguite le ricerche sugli effetti patologici delle incorporazioni croniche dei prodotti radioattivi. È un progetto internazionale al servizio delle vittime di Chernobyl e di tutte le persone esposte alla contaminazione radioattiva.
c) Il sito del Progetto Humus. Nato 32 mesi fa a sostegno dell’omonimo progetto internazionale, si è affermato come punto di riferimento sulle tematiche del nucleare e di Chernobyl per molte associazioni, istituzioni, enti e persone. È un portale libero, indipendente, gestito da volontari che da 12 anni sono impegnati in prima linea nell’accoglienza dei bambini di Chernobyl e nei progetti di cooperazione Non solo Chernobyl, ma anche Caucaso e Beslan). É aperto alla collaborazione di tutti. Il sito rischia ora seriamente di chiudere per debiti pregressi accumulati (il 31 dicembre è la data ultima per assicurarne la sopravvivenza). Il sito rappresenta il paradigma della difficoltà, dell’impegno e dei costi che servono per fare informazione indipendente, ma soprattutto delle difficoltà dell’associazionismo di capire e sostenere non solo tale servizio, ma il bene e la forza di tutti noi. La ricerca comune degli strumenti utili ad affrancare il nostro impegno dalle accuse delle lobbies del nucleare, ha, a volte, facile gioco perché contrapposta alla frammentazione ed al particolarismo di ogni singola associazione. Non ho mai smesso di parlare della sterile politica del “proprio orticello”, ma essa si insinua sempre, nonostante i positivi tentativi in senso opposto. Il sito del progetto Humus cerca di collocarsi in questa scia e vorrebbe continuare questo nuovo percorso. Sta a tutti noi capire che è un patrimonio comune, sostenerlo. Come sta a tutti noi capire e provare ad unire le maggiori forze possibili per il ventennale dell’incidente di Chernobyl: non con la paura di perdere le proprie caratteristiche, autonomie, credibilità e riconoscimenti, ma nell’intenzione di arricchimento reciproco e di maggiore impatto in termini di visibilità e di risultati. Il fatto di essere qui oggi, come l’anno scorso, è incoraggiante, ma dobbiamo fare di più nella ricerca non di ciò che ci divide, ma di ciò che ci unisce, ovvero partendo dalla base comune a tutti noi: cercare le migliori possibilità per aiutare le popolazioni colpite dalla conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl. Possibilità che nascono dalla conoscenza umana e scientifica, dalla condivisione, dall’impegno sia in campo solidaristico che metodologico, dalla ricerca e costante confronto delle vere motivazioni e delle ragioni che giustificano e valorizzano il nostro operare. Anche questi sono modi ed occasioni per ristabilire la verità su Chernobyl.
Questi tre esempi riportati potrebbero, però, essere considerati troppo di parte, frutto, secondo alcuni, non di una informazione indipendente, bensì di una controinformazione a senso unico.
Cambiamo allora registro. Ed allora che dire delle raccomandazioni della Commissione europea del 20 febbraio 2003?
La nota 120/2003 si intitola così: “Sulla protezione e l’informazione del pubblico per quanto riguarda l’esposizione risultante dalla continua contaminazione radioattiva da cesio di taluni prodotti di raccolta spontanei a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl”. La raccomandazione recita che, al fine di proteggere la salute del consumatore, gli Stati membri dovrebbero adottare disposizioni idonee per garantire che i massimi livelli consentiti in termini di cesio 134 e 137, di cui all’articolo 3 del regolamento (CEE) n. 737/90, siano rispettati nella comunità per l’immissione sul mercato di selvaggina, bacche selvatiche, funghi selvatici e pesci carnivori di lago.
Interessanti sono le premesse che riporta per sostenere tale raccomandazione (e ne riporto solo alcune): 1. A seguito dell’incidente verificatosi il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, si sono disperse nell’atmosfera considerevoli quantità di elementi radioattivi. 2.La ricaduta di cesio radioattivo derivante dall’incidente della centrale nucleare di Chernobyl ha colpito un gran numero di paesi terzi
3. Una ricaduta significativa ha colpito talune parti di territorio di un certo numero di Stati membri e di paesi candidati all’adesione all’Unione europea.
4. Gli ecosistemi naturali e semi-naturali quali le foreste e le superfici boschive sono in genere l’habitat naturale di animali selvatici, di bacche e di funghi e tali ecosistemi tendono a trattenere il cesio radioattivo in uno scambio ciclico tra gli stati superiori del suolo (strame), batteri, microfauna, microflora e vegetazione. Inoltre, il suolo di tali ecosistemi, che consiste per la maggior parte di materiale organico, tende ad aumentare la disponibilità biologica del cesio radioattivo.
5. Le piante forestali consumabili da parte dell’uomo sono le specie di frutta commestibili, in particolare le bacche selvatiche quali mirtilli neri, bacche di rovo, mirtilli rossi, lamponi, more di rovo, e fragole selvatiche. Le tendenze della contaminazione radioattiva da cesio nelle bacche selvatiche mostrano che la contaminazione è diminuita lentamente oppure è rimasta stabile, in particolare nelle specie perenni, dal verificarsi dell’incidente di Chernobyl.
6. Varie specie di funghi selvatici commestibili (galletti, boleto baio, perinaceidi e altri funghi commestibili noti), a causa dell’impatto della natura del suolo delle foreste sulla disponibilità del cesio radioattivo, continuano a sviluppare livelli di cesio radioattivo che superano i 600 Bq/kg. I funghi della specie micorrizae che vivono in simbiosi con gli alberi e che hanno un micelio che cresce in profondità (Boletus edulis, ad esempio) sono stati colpiti molto più tardi dalla ricaduta e presentano oggi livelli molto elevati di contaminazione da cesio radioattivo.
7. La contaminazione da cesio radioattivo colpisce inoltre specie animali quali la selvaggina e i pesci carnivori d’acqua dolce provenienti dai laghi situati in aree colpite da deposizione più elevata. In particolare, la presenza di specie altamente contaminate nella dieta (lichene, muschio e in particolare talune specie di funghi) contribuisce chiaramente all’aumento della contaminazione della selvaggina che la consuma
8. Si presume che la durata della contaminazione da cesio radioattivo in seguito all’incidente di Chernobyl di un certo numero di prodotti derivanti dalle specie che vivono e crescono nelle foreste e in altri ecosistemi naturali e seminaturali si riferisca essenzialmente al tempo di dimezzamento fisico di detto radionuclide, che è di circa 30 anni, e che tuttavia nessun cambiamento degno di nota per quanto riguarda la contaminazione di cesio radioattivo di questi prodotti verrà osservato nei prossimi decenni. 9. Negli ultimi anni, i dati forniti da alcuni Stati membri alla commissione hanno dimostrato che si sono riscontrati elevati livelli di cesio radioattivo nella selvaggina, nelle bacche, nei funghi e nei pesci carnivori di lago.
10. L’incidenza della carne di selvaggina contenente dosi di cesio radioattivo superiori ai 600 Bq/kg sta lentamente decrescendo ad eccezione del cinghiale, quantità non trascurabili di carni di selvaggina originarie di alcune parti dei territori di un certo numero di Stati membri e di paesi candidati all’adesione continuano a superare i limiti succitati 11. In talune regioni delle Repubblica federale di Germania i livelli di cesio radioattivo nelle carni di cinghiale possono essere di dieci o più volte elevati dei livelli riscontrati nelle carni di capriolo e di cervo. Ad esempio, l’incidenza di casi di cinghiale contenente livelli di cesio radioattivo superiori ai 600 Bq/kg è andata costantemente aumentando a partire dal 1996, ed era pari al 51% circa nel 1999, con valori di picco superiori ai 10 000 Bq/kg. 12. Si può ipotizzare che alcune parti dei territori di un certo numero di altri Stati membri e di paesi candidati che presentano analoghi livelli di deposizione di cesio radioattivo abbiano livelli di contaminazione nelle carni di selvaggina e in particolare di cinghiale comparabili a quelli della Repubblica federale di Germania.
13. Dati recenti indicano che le concentrazioni di cesio radioattivo rimangono elevate nei pesci carnivori d’acqua dolce provenienti dai laghi situati nelle zone con le deposizioni più elevate, con valori di picco superiori a 10 000 Bq/kg nel luccio e di 5 000 Bq/kg nel pesce persico 14. L’immissione sul mercato di prodotti selvatici commestibili non procede necessariamente attraverso la catena alimentare agro-industriale, e pertanto il monitoraggio e i controlli nazionali obbligatori possono essere aggirati 15. Sebbene l’implicazione della contaminazione dei prodotti di selvaggina per la salute del pubblico in genere sia molto bassa, il rischio per la salute delle persone che consumano grosse quantità di tali prodotti provenienti dalle regioni colpite non può essere trascurato, ed è pertanto necessario rafforzare la consapevolezza del pubblico a questi pericoli.
Ø IL PUNTO DI PARTENZA PER LA VALUTAZIONE DEI
DATI.
a) Il rapporto dell’AIEA basa la ricerca scientifica su dati impostati "a priori" e rispondenti al mandato di elevare i limiti per diminuire le spese. Dopo l'incidente, vi fu un forte dibattito per determinare i livelli di dose, e quindi di rischio, accettabili. Gli esperti sovietici si rifacevano al vecchio limite di 5 mSv/anno (350 mSv in una vita media); i medici e scienziati bielorussi chiedevano l'applicazione del limite di 1 mSv/anno (70 mSv/vita), raccomandato dopo il 1985 dal CIPR (Commissione Internazionale di Protezione Radiologica), tenendo conto del fatto che le radiazioni ionizzanti sono più nocive di quanto si pensasse negli anni 70. La lobby nucleare ha, pertanto, mobilizzato tutti i suoi esperti sulla posta in gioco...ed ha finito per stabilire: ormai si possono raccomandare per le istanze internazionali limiti da 15 a 20 mSv/anno (1.000 mSv/vita). Questo livello di dose giudicato "accettabile" dagli esperti, corrisponde, per anno di esposizione e per 2 milioni di persone esposte, ad un decremento da 1.500 a 2.000 cancri mortali, ai quali si aggiungono i cancri definiti guaribili e la malattie genetiche (senza contare le patologie che non sono state ancora ufficialmente riconosciute). Anche sui bambini sono state fatte delle "economie". Dal 1987, gli esperti hanno modificato i coefficienti per il cesio radioattivo: essi stimano che i bambini (esclusi i lattanti) ricevano, ad uguale incorporazione, una dose comparabile a quella degli adulti: il loro organismo ha una massa inferiore, ma essi eliminano più rapidamente il cesio che incorporano. Compensandosi le due cose, alla fine essi ricevono una dose equivalente. Invece le ricerche e le analisi del professore Bandazhevskij, hanno dimostrato che i più colpiti sono i bambini perchè essi accumulano, molto più che gli adulti, il cesio presente nella loro alimentazione. É il caso di tutti gli organi presi in esame e la differenza è particolarmente marcata per il cuore e la tiroide. Il feto è ugualmente irradiato, di fatto, dall'accumulo di cesio nella placenta.
Per tali ragioni, ora e sotto la spinta di altri scienziati, si comincia a valutare l'ipotesi di stabilire, per i bambini, un limite di dose inferiore a quello degli adulti: 0,3 mSv/anno, invece di 1 mSv/anno (i limiti della lobby nucleare sono pertanto di 50/70 volte superiori). b) A cosa corrisponde la stima di 4.000 decessi per cancro descritti dall’AIEA e che hanno fatto tanto rumore? Per comprendere il problema bisogna avere in testa la nozione che le radiazioni uccidono “in differita”. A Chernobyl 28 pompieri intervenuti subito dopo l’incidente sono stati vittime di una sindrome di irradiazione acuta e sono morti nel giro di tre mesi. Ma la stragrande maggioranza delle persone che hanno ricevuto una dose tossica non sono morte sul colpo; esse hanno potuto contrarre un cancro un anno, cinque anni, dieci anni dopo l’incidente oppure non lo contrarranno mai in futuro. Per stimare il bilancio di Chernobyl gli esperti hanno dunque fatto una proiezione basata su un modello che predice il numero di cancri mortali che si manifesteranno sulla popolazione di riferimento, su un periodo corrispondente alla durata massima della vita umana. Il totale di 4.000 è costituito dalla somma di 50 lavoratori che sono morti di sindrome da irradiazione acuta nel 1986 o per altra cause negli anni successivi, 9 bambino morti di cancro alla tiroide, e da una stima di 3940 persone che potrebbero morire di cancro contratto in seguito all’esposizione alle radiazioni, scrivono gli esperti. Quest’ultima cifra tiene conto dei 200.000 lavoratori e membri delle brigate d’intervento del 1986/87, delle 116.000 persone evacuate e dei 270.000 che abitano le zone più
contaminate.
Lo studio dell’AIEA sostiene che già a una distanza di circa 30 km dal reattore i livelli di radioattività sarebbero scesi a livelli accettabili e pertanto non vengono considerate queste zone. Il rapporto CRIIRAD ha, invece, dimostrato, con l’indagine svolta dal 1999 al 2001 ed effettuando oltre tremila misurazioni in Francia, nell’Italia del Nord, in Svizzera, nella Germania del Sud, in Austria per arrivare fino all’Ucraina, che la situazione non à affatto così. L’AIEA, con un colpo di spugna ha quindi cassato circa 7 milioni di persone colpite dall’incidente: ciò che ha condotto a dividere per due le stime! Per di più l’AIEA ignora i paesi dell’Europa occidentale colpiti anch’essi dalla nube radioattiva, sebbene in proporzioni molto più deboli che i paesi dell’ex URSS. Secondo il premio Nobel Georges Charpak le ricadute di Chernobyl potranno provocare in Francia 300 cancri letali in trenta anni. Altrettanti, se non di più, in Italia. Un documento dell’IRSN (l’Istituto francese di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) intitolato “Chernobyl, 17 anni dopo” e datato 2003, cita una pubblicazione del suo equivalente britannico, il National Radio Protection Board (NRPB), secondo il quale il bilancio dell’incidente sarà da “1000 a 3000 decessi nei paesi dell’Europa occidentale”. La stessa pubblicazione stima tra 2.500 e 75.000 i cancri mortali tra gli abitanti delle regioni occidentali dell’ex URSS. Per l’epidemiologo Lynn Anspaugh la forchetta sarà da 2.000 a 17.000. Riassumendo, se si crede alle fonti scientifiche, la stima di 4.000 decessi avanzata dall’AIEA, posa su un giochetto: tiene solo conto dei “liquidatori” (i lavoratori che si sono fatti carico di “liquidare” le conseguenze dell’incidente) e di una piccola parte di abitanti delle zone fortemente contaminate.
Ø RAPPORTO CHERNOBYL/HIROSHIMA I modelli utilizzati dagli epidemiologi, basati sui dati di Hiroshima, sottovalutano le conseguenze di Chernobyl per le popolazioni che vivono nelle zone contaminate: “Ad Hiroshima, l’essenza delle dosi è portata dall’irraggiamento esterno di tutto il corpo, spiega Jacques Repussard, direttore dell’IRSN. Ora le persone che vivono in prossimità di Chernobyl e che consumano acqua, legumi o funghi contaminati al cesio, sono sottoposte ad un irraggiamento interno. Gli effetti non sono necessariamente gli stessi”. Bisogna, quindi, tener presente che il sistema di radioprotezione mondiale, basato sulle conoscenze acquisite dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, misconosce gli effetti delle incorporazioni croniche di radionuclidi, effetti molto diversi da quelli generati da irradiazioni esterne intense e brevi. E se si vuole proprio fare i paragoni con Hiroshima, il conto delle vittime, costantemente aggiornato, è arrivato a 254.000 (e l’incidente di Chernobyl è stato almeno 200 volte superiore a Hiroshima).
Ø LE CONSEGUENZE INDIRETTE. Il rapporto non tiene conto, in maniera cinica, delle conseguenze indirette dell'incidente nucleare. Non vi è richiamo ai sintomi e alle sindromi derivanti dagli stati di immunodeficienza delle popolazioni. Pare, addirittura, che sia colpa delle popolazioni stesse se, in seguito all'incidente, esse abbiano sviluppato sindromi neuropsichiche e se malamente si adattino allo sradicamento ed a vivere in zone solo semplicemente contaminate, cioè con presenza di debole radioattività (quelle che il rapporto considera obbligatoriamente da ripopolare e per cui Balanov, specialista AIEA, ha dichiarato:"Non dovremo più sprecare le nostre risorse e i nostri sforzi su zone debolmente contaminate e che non sono prioritarie").
L'AIEA, infatti, ha solo e sempre considerato conseguenza diretta e causa di malattia la sindrome da irraggiamento acuto. Ma ormai è accertato, e sostenuto da più scienziati, che il vero pericolo deriva dalla esposizione costante e cronica nel tempo a basse dosi di radiazioni: ciò che il rapporto non prende in considerazione. Solo la morte è considerata essere un danno e ciò evita di prendere in considerazione la severa e debilitante morbilità. Inoltre questi scienziati, orientati dal documento emesso dall’IRCP (Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica) e che riguarda gli ultimi cinque anni, hanno accettato senza obiezione che gli unici effetti concernenti la salute ed attribuibili alla radiazione siano le morti da cancro. I cancri non mortali non sono, di base, presi in considerazione. Sono decisioni amministrative e non scientifiche. La radiazione causa un danno random al DNA cellulare, eppure solo il danno che si manifesta come morte da cancro è considerato tale. Non c’è alcuna menzione al DNA mitocondriale (mDNA) che è sedici volte più vulnerabile alla radiazione che non il DNA cellulare, ed il danno con il quale si esprime pur essendo differente, produce malattie ugualmente devastanti come il cancro. “Si sono avuti, come conseguenza della contaminazione dall’incidente, circa 4.000 casi di cancri tiroidei, principalmente bambini ed adolescenti al tempo dell’incidente, ed in conclusione nove bambini sono morti per cancro tiroideo, tuttavia il tasso di sopravvivenza fra queste vittime del cancro, a giudicare dall’esperienza in Bielorussia, è stato pressochè del 99%".
Di nuovo troviamo una forte ed irragionevole fiducia nelle decisioni dell’ICRP di ignorare tutti gli effetti delle radiazioni sulla salute che non siano cancri fatali. Chiaramente chi ha avuto una operazione o è sottoposto per tutta la vita a terapia con ormoni tiroidei avrebbe seri argomenti nei confronti di questa insensibilità.
Ø GLI IMPATTI SOCIALI. Lo studio dell’AIEA parla di “fatalismo paralizzante” ed ipotizza che si sia creata negli anni una sorta di “suggestione collettiva” che ha fatto aumentare i fenomeni di ansia e i disturbi psicosomatici, portando la popolazione dell’area a credere che ogni nuova patologia fosse da ricollegarsi all’incidente del 1986. Questa teoria è sicuramente figlia di una particolare corrente di pensiero che trovava le sua giustificazione nell’ex Unione Sovietica. Lo studio sposa la tesi degli scienziati sovietici dell'Istituto di ricerche nucleari Kurciatov di Mosca che subito dopo l’incidente, d'accordo con l'AIEA, minimizzavano l'incidenza radiologica, psichiatrizzando i problemi della salute con la diagnosi di "radiofobia" e di stress. Nessuno esclude che ci possano essere degli elementi di alterazione della percezione della realtà da parte della popolazione, ma come poter escludere lo stress da conseguenza dell’incidente di Chernobyl? “La povertà, le malattie dovute allo “stile di vita” ora dilaganti nell’ex Unione Sovietica ed i problemi di salute mentale sono per il futuro una più grave minaccia che non l’esposizione radioattiva”, sostiene il rapporto. Il citare le malattie come stile di vita è un’opinione e non una connessione con la radiazione: il mangiare i funghi non è una cattiva abitudine di vita, ma secondo gli scienziati nelle zone contaminate di Chernobyl lo è. Il problema non è l’abitudine alimentare, ma la contaminazione dei funghi, del latte, del miele, delle bacche, delle radici vegetali. Non si risolve il problema criminalizzando le persone e le loro abitudini di vita.
Anche le stesse malattie mentali possono essere correlate alla radiazione, specialmente se le particelle radioattive sono sufficientemente piccole da penetrare la barriera ematica cerebrale. Sono stati fatti studi di suicidi e di comportamento violento dopo esposizione a radiazione che rendono questa ipotesi plausibile e degna di ulteriori accertamenti. Dice sempre il rapporto dell’AIEA: “Il trasferimento ha provocato una “esperienza profondamente traumatica” per 350.000 persone spostate fuori dalle aree colpite. Quantunque 116.000 siano state rimosse dall’area di maggior impatto subito dopo l’incidente, i successivi trasferimenti hanno contribuito poco a ridurre l’esposizione radioattiva”. Anche in questo caso non è chiaro come si decida che il trauma è dovuto all’evacuazione (che può essere una buona scappatoia) piuttosto che alla radiazione.
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Il Presidente della Bielorussia, Lukashenko, ha dichiarato, nell’ultimo anno, che è arrivato il tempo di far rivivere le regioni contaminate, delineando un quadro di nuove case e villaggi, di nuove industrie, di ringiovanite fattorie. “Le terre dovrebbero lavorare per il paese” ha detto.
I suoi decreti autoritari, su questo ed altri argomenti, hanno causato shock, timore e persino ilarità, ma ha potuto affermare ciò proprio confortato dal rapporto AIEA e dai soldi promessi dalla Banca Mondiale. È il premio per la compiacenza nell’affermare che gli effetti permanenti di Chernobyl sulla salute e sull’ambiente non sono stati disastrosi come previsto in un primo momento e per la sua concorde politica a voler riconvertire il trauma psicologico causato da Chernobyl, nell’incoraggiamento verso gli investimenti e la ricostruzione. Ma c’è anche un’altra verità nel sostenere, come dice il rapporto dell’AIEA, che “i miti persistenti e la cattiva percezione della minaccia della radiazione hanno causato un “fatalismo paralizzante” fra i residenti delle aree colpite".
La verità può giustamente stare fra le predizioni fatalistiche e le straottimistiche idee degli scienziati, che hanno poca simpatia per le malattie croniche! Molte individui non conoscevano niente sulle radiazioni se non le relazioni pubbliche promozionali che reclamizzavano le centrali nucleari prima dell’incidente. Di fatto molte persone non erano state informate che erano rimaste e avevano osservato l’incendio di Chernobyl senza protezioni personali. Questa gente sente giustamente di essere stata ingannata. I comunicati stampa, come anche il rapporto dell’AIEA, sono contrari ad una giudiziosa ammissione e risposta ai problemi sentiti dalla popolazione. Una delle raccomandazioni riportate nel rapporto è la seguente:
“Nel regno ambientale, il Rapporto esige un monitoraggio a lungo termine dei radionuclidi del cesio e dello stronzio per valutare l’esposizione umana e la contaminazione del cibo e per analizzare gli impatti delle azioni riparative e delle contromisure per la riduzione delle radiazioni. Bisogna dare la migliore informazione al pubblico sulla persistenza della contaminazione radioattiva in certi prodotti alimentari e sui metodi di preparazione dei cibi atti a ridurre la quantità di radionuclidi. In alcune aree sono ancora necessarie le restrizioni sulla raccolta di alcuni prodotti alimentari selvatici”.
L’insuccesso nell’evitare prodotti selvatici, nell’utilizzare metodi appropriati di preparazione e nel seguire consigli, potrebbero, naturalmente, anche queste, essere definite “scelte di stile di vita” e quindi alcune malattie sarebbero colpa della vittima e non del disastro! Ma il trucco è un altro. A fronte di copiosi finanziamenti della Banca Mondiale, l’accettazione del rapporto dell’AIEA, oltre a stimolare e rafforzare le politiche di ripopolamento delle zone contaminate, riducono le politiche interne sociali di indennizzo alle vittime di Chernobyl. Dopo il 1991 la Bielorussia ha investito sulla tragedia il 22% del proprio reddito; negli ultimi anni, il tasso si è abbassato di circa sei punti. L'Ucraina investe solo il 5-7% del proprio prodotto. L’assurdo è che l’AIEA, fra i costi economici dovuti alle conseguenze dell'incidente di Chernobyl, include, sigh!, quelli addizionali dovuti all'annullamento del programma elettronucleare bielorusso.
Ø IL SARCOFAGO E LE SCORIE.
È noto a tutti lo stato del sarcofago e quello del problema delle scorie. Sul sarcofago, che ricopre il reattore esploso, vi è la presenza di oltre 1.000 mq di crepe. Da esse fuoriescono costantemente polveri e materiale radioattivi.
Il sarcofago di contenimento è stato costruito utilizzando, oltre le parti rimanenti del reattore esploso, 300.000 tonnellate di cemento e 1.000 tonnellate di strutture metalliche.
Il peso sulle fondamenta del reattore esploso è aumentato di 10 volte (dalle 20 alle 200 ton/mq): il reattore è sprofondato di 4 metri.
Lo sprofondamento del reattore ha messo in contatto il materiale radioattivo con le falde acquifere tributarie dei fiumi Pripiat e Dniepr che convogliano le loro acque nel Mar Nero e che fungono da bacino idrico per 30 milioni di persone (ad aggravare la situazione vi è la presenza degli 800 siti di smaltimento delle scorie radioattive, allestite in emergenza subito dopo l’esplosione).
All’interno del sarcofago sono presenti: 180 tonnellate di combustibile e pulviscolo radioattivi, 400 kg. di plutonio, 11.000 metri cubi e 740.000 metri cubi di macerie altamente contaminati e che rimarranno radioattive per 10.000 anni. La radioattività totale supera i 20 milioni di curie. Il sarcofago era stato progettato per resistere 30 anni ed è già pericolosamente deteriorato e a rischio di crollo; la nuova struttura progettata, che dovrebbe inglobare il vecchio sarcofago, a parte i costi (1,09 miliardi di euro), dovrebbe durare 100 anni. E poi? Altro che realtà o menzogna: Chernobyl è una bomba ad orologeria per l’intero pianeta.

CONCLUSIONI
Si sarebbero potuti riportare molti altri dati (per esempio, in maniera puntuale, quelli sanitari) per contrastare, in particolar modo, quelli riportati dal rapporto AIEA del settembre 2005. Penso, però, che esistano elementi sufficienti a supporto della validità del nostro operare.
Sicuramente Chernobyl è realtà: purtroppo una tragica realtà.
Ma la nostra capacità di incidere maggiormente sarà anche determinata dalla nostra consapevolezza nel capire che non è solo la Bielorussia, l’Ucraina, la Russia ad unirci, ma il ragionamento sulle scelte energetiche per il futuro.
Offenderemo le nostre campagne di accoglienza, i nostri beneficiari, i nostri progetti sul rischio alimentare, sulla costruzione di colonie in loco, sul potenziamento delle strutture sanitarie, in campo veterinario, offenderemo la memoria del ventennale, se non ragionassimo anche sul nucleare. Senza pregiudizi, ma solamente con lo sguardo e l’attenzione rivolti al fine etico delle nostre azioni.
Non c’è bisogno di scomodare scienziati, di perderci in affannose rincorse giustificative. La consapevolezza del futuro, un mondo migliore per i nostri figli non hanno bisogno di formule magiche scritte sulle lavagne. Troviamo più ragioni noi negli occhi di un bimbo sofferente di leucemia nel reparto emato-oncologico dell’ospedale di Gomel che le intelligenze asservite alla logica di un immediato profitto.
E che vi devo dire? Puntare sull’enfasi e dirvi che il nucleare è nato bellico e morirà bellico? Che l’attuale crisi nucleare che ci troviamo a fronteggiare è il risultato diretto dell’esportazione di tecnologia nucleare pacifica verso paesi come l’Iran e la Corea del Nord? Che la comunità internazionale ha già riconosciuto che la tecnologia nucleare pacifica è la via d’ingresso alla proliferazione di armi nucleari? Che, a seconda dei propri tornaconti, il nucleare è una scusa per fare le guerre? Sarebbe molto semplice.
È sufficiente dire che la disgrazia non si quantifica? Che un solo pompiere morto a Chernobyl, un solo bambino morto di cancro alla tiroide indotto dalle radiazioni rappresentano una perdita irreparabile?
Sicuramente sì.
Ma dobbiamo andare oltre. Nella tragedia di Chernobyl, e soprattutto in quello che poi ne è seguito, vi è infatti tutta la contraddizione delle moderne società industrializzate: abbiamo bisogno di sempre più energia (nell’accezione più ampia del termine) per mantenere il livello attuale del soddisfacimento dei nostri bisogni/consumi (veri o "drogati" che siano), ma allo stesso tempo sembriamo incapaci di ottenere ciò che desideriamo senza violentare l’ambiente che ci circonda. L’energia e la sua produzione sono diventate sempre più la partita su cui si gioca prepotentemente il nostro futuro; uno sviluppo eco-etologicamente sostenibile è ormai imprescindibile; una maggiore coscienza e cosciente informazione sono urgenti, per non cadere nelle facili trappole delle piccole e grandi disinformazioni di cui siamo oggetto; una memoria di quello che è stato ci connette con i problemi del presente e ci allerta sul futuro. Da un lato il mondo della scienza, con le proposte/risposte alle emergenze ed ai problemi, dall’altra noi, con le nostre scarse conoscenze scientifiche, e i nostri bisogni. Siamo anche portatori del "senso del limite", e del "principio di precauzione". L'etica non è, solo, un fatto individuale, ma è base indispensabile di convivenza collettiva. Mi sento, credo con altri, convinto sostenitore dell'etica della responsabilità, per la quale il senso di ciò "che è giusto per me" si intreccia fortemente con ciò "che è giusto per gli altri", come le culture diverse dalla nostra, le generazioni future, le altre specie che stanno al mondo. Credo sia possibile scegliere una società che escluda i pericoli prevedibili, che escluda l'idea di rischi accettabili. Credo nella scienza come mezzo per avere maggiore consapevolezza dei nostri limiti, non come presunzione di onnipotenza.
Se vogliamo possiamo avere tutti gli strumenti e i dati da contrapporre alle speculazioni, e questo mio intervento ne vuole essere un piccolo contributo. Ma non è necessario cadere nelle trappole delle dotte disquisizioni. Non ho preclusioni teoriche e concettuali verso il nucleare, anche se l’evidenza ed i dati riportati potrebbero già indirizzare l’orientamento.
Ho solo due domande da porre e alla cui riflessione mi hanno portati i tragici avvenimenti di Chernobyl:
- se gli incidenti nucleari risarcissero tutti i danni causati, diretti e indiretti, si costruirebbero nuove centrali?
- posso fidarmi di una tecnologia che non permette (a me, povero umano) di schiacciare un pulsante per arrestare un processo dannoso instauratosi (come essere in auto, accorgersi di un incidente e non avere i freni che funzionano) o che può essere preda della stupidità, della follia e dell’arroganza umana?
Come stimare, infatti, il danno di un incidente nucleare come quello di Chernobyl? Le conseguenze di un disastro nucleare si presentano dopo molti anni e impattano una vasta area geografica. I paesi hanno l'abitudine storica di non risarcire gli altri paesi confinanti per i danni da loro causati tramite l'inquinamento. Pertanto questi danni non sono mai visti come costi e non influenzano le scelte politiche.
Ma non solo, bisognerebbe discutere non di probabilità di rischio, ma della sua accettabilità ed anche della distribuzione del rischio.
Dal bellissimo articolo di Silvia Treves (“L’Italia provincia di Chernobyl”) riporto:
“Il modo in cui noi analizziamo comunemente il comportamento delle persone di fronte ai rischi è scorretto, proprio perché separa una particolare questione del rischio dalle questioni morali e politiche in cui la persona normalmente la vede incorporata […] invece di isolare il rischio come problema tecnico, dovremmo formularlo in modo da includere, per quanto rozzamente, le sue conseguenze morali e politiche.
Gli analisti del rischio e gli psicologi della percezione del rischio cercano di diffondere un’idea di rischio accettabile indipendente dalle fedi politiche, ma i problemi della percezione del rischio sono essenzialmente politici. Congressi e parlamenti rinunciano all’esercizio delle loro specifiche funzioni quando delegano questi problemi agli esperti del rischio. I dibattiti pubblici sul rischio sono dibattiti sulla politica […] trattare l’accettabilità del rischio come un fatto tecnico indebolisce la sovranità. Congressi e parlamenti dovrebbero riappropriarsi delle proprie competenze.
Quindi anche noi cittadini quando deleghiamo le decisioni agli esperti rinunciamo a un diritto/dovere che è nostro. Perché scegliere, soprattutto nel caso di eventi improbabili di grande impatto catastrofico, non può essere lasciato agli esperti: è un atto politico, ha a che fare con la visione del mondo, con le aspettative per il futuro, il nostro e quello dei nostri discendenti. Come possiamo pretendere di caricarlo sulle spalle di pochi «eletti»? Eletti democraticamente – forse – ma pochi e, in nessun caso, neutrali e «apolitici». Ma allora si pone il problema, enorme specialmente nel nostro paese, degli strumenti indispensabili per scegliere: dimestichezza con i quotidiani e con le fonti di informazione, accesso a una buona divulgazione scientifica… Informazioni attendibili. Informazioni visibili. Perché le notizie ci sono, compaiono, ma chi di noi riesce a leggerle, mentre sfoglia un po’ stordito e un po’ trafelato le pagine dei quotidiani e dei settimanali?”

Ed è per questo che oggi, in questa sede, mi sento a maggior ragione di affermare che ricordare Chernobyl è un dovere morale.

Ricordare non è mai una scelta scontata o facile: tutti noi vorremmo allontanare i ricordi dolorosi. La memoria di ciò che è accaduto a Chernobyl (come a Hiroshima e Nagasaki) è una memoria scomoda che interroga il nostro presente: se noi qui riflettiamo sulla distruzione provocata dall’incidente, dobbiamo anche chiederci quale uso oggi il mondo fa, vuole fare o può fare dell’energia atomica. Se non lo facessimo tradiremmo la memoria delle vittime di Chernobyl: la loro eredità coincide infatti con l’impegno ad impedire che quanto è accaduto a loro si ripeta per gli altri e per noi.
Riflettere su questi temi, dare e fare informazione, interrogarci e cercare risposte, condividere le nostre idee, unire insieme gli sforzi in Bielorussia, Russia, Ucraina e qui, in Italia, deve essere il nostro comune impegno.
Dimenticarsi di questa tragedia significa, veramente, ridurre e confinare Chernobyl alla percezione di avvenimento menzognero. E noi sappiamo che non è così.
Lo ripeto: uniamo le nostre forze e non facciamoci scippare il ventennale. A partire fin da ora
03.01.06 CHERNOBYL E L’IRRESISTIBILE ASCESA DELL’AIEA
Gli articoli pubblicati sono tratti da interventi di Bella Belbéoch. Su questo sito http://www.dissident-media.org/infonucleaire/biogra.belbeoch.html e
http://www.dissident-media.org/infonucleaire/belbeoch_english.html informazioni sull’autore.

Traduzione dal francese di Massimo Bonfatti per Progetto Humus.
Il testo può essere liberamente utilizzato e riprodotto citando la fonte
Dalla negazione delle conseguenze sanitarie di Chernobyl al premio Nobel della pace: l’irresistibile ascesa dell’AIEA

Fonte: http://www.dissident-media.org

A due riprese, con un intervallo di un mese, l’AIEA (Agenzia Internazionale dell’energia Atomica) è riuscita a mobilizzare i media internazionali sul problema scottante delle conseguenze di Chernobyl e della pace nel mondo. L’AIEA consolida il suo potere quasi dittatoriale su tutto ciò che riguarda l’ambito nucleare, ivi compreso quello sanitario
- Il premio Nobel per la Pace
Venerdì 7 ottobre 2005 il premio Nobel per la Pace è stato conferito all’AIEA e al suo direttore generale Mohammed ElBaradei, “per gli sforzi in favore della non proliferazione delle armi nucleari nel mondo”.
Di quale non proliferazione, per quale pace? Nel passato l’India e il Pakistan si sono dotati dell’arma nucleare grazie ai loro programmi nucleari civili, quelli supposti unicamente “pacifici” di cui l’AIEA fa la promozione! Quanto al conflitto attuale dell’AIEA con l’Iran, seppur firmataria del trattato di non proliferazione, le iniziali tergiversazioni sono state sostituite dal discorso autoritario dell’Iran che afferma la propria volontà di voler arricchire l’uranio nello stabilimento di Ispah, dimostrando nel contempo l’inefficacia di questi “sforzi” dell’AIEA. Riguardo all’Iran, ciò che si è temuto nel 2005 non è forse la realizzazione del vasto programma nucleare degli anni 70 di Chah d’Iran avviato grazie alla Germania (costruzione di due reattori nucleari, di cui uno già terminato nel 1979) e alla Francia ed ai suoi favolosi contratti del 1974: commessa non solo di centrali (due reattori nucleari), ma anche fornitura di equipaggiamento per creare un centro di ricerche nucleari, formazione di personale specializzato con accordi di cooperazione industriale per tutto il ciclo di combustibile (ritrattamento ed arricchimento dell’uranio)? Ricordiamo che i finanziamenti per la costruzione del nostro (francese, ndt) stabilimento Eurodif per l’arricchimento dell’uranio sono stati assicurati in gran parte dall’Iran. La Francia deve offrire, in cambio, uranio arricchito. Questa miniera d’oro è fallita nel 1979 dopo la rivoluzione islamica trascinandosi un contenzioso finanziario fra l’Iran e la Francia. Tutti questi contrasti del nucleare “pacifico” non hanno suscitato alcuna riserva da parte dell’AIEA. Ora reattori nucleari in un paese gran produttore di petrolio e con un immenso potenziale di gas naturale, non sono stati costruiti appositamente per produrre elettricità, ma per dotarsi dell’arma nucleare. Il programma nucleare iraniano è ripreso dal 1982.
Oggi volendo arricchire l’uranio nelle proprie installazioni, l’Iran firmatario del TNP (Trattato di Non Proliferazione, ndt), “rispetta” il trattato di non proliferazione, così come i non firmatari India e Pakistan prima dell’annuncio fatto al mondo intero nel maggio 1998 del successo dei loro test sotterranei con le armi nucleari, dapprima quelli dell’India e poi, sotto forma di risposta, quelli del Pakistan 15 giorni dopo…
- Il “Forum Chernobyl” ed il suo bilancio: Chernobyl è finito.
Al termine delle discussioni, nel 2001, con il primo ministro della Bielorussia, il direttore generale dell’AIEA, Mohammed ElBarradei decide la creazione di una istituzione internazionale, il Forum Chernobyl, con lo scopo di venire a capo delle informazioni contraddittorie che scalzano la fiducia della popolazione. “È utile istituire un forum comune sulle conseguenze di Chernobyl in cui le organizzazioni competenti delle Nazioni Unite ed i governi dei paesi coinvolti possano rilasciare un unico e chiaro messaggio agli abitanti della regione (contaminata) ed in generale all’opinione pubblica”. D’altra parte gli sforzi profusi dai tre paesi più colpiti da Chernobyl, Bielorussia, Ucraina e Russia e l’aiuto internazionale umanitario non sono più adeguati; bisogna mettere in opera la nuova strategia definita da una missione delle Nazioni Unite effettuata in questi paesi nel 2001 e pubblicata nel rapporto “Le conseguenze umane dell’incidente nucleare di Chernobyl. Una strategia di riabilitazione” mirante, per le regioni contaminate, alla “normalizzazione della situazione degli individui e delle comunità riguardo il medio e lungo termine” indicando la necessità di combattere i vincoli imposti dalla contaminazione radioattiva “in maniera positiva ed innovativa” (1)
Questo Forum Chernobyl è ufficialmente istituito nel febbraio 2003 “al fine di accertare senza giri di parole l’insieme dei dati (sulle conseguenze dell’incidente) basato sulle migliori analisi scientifiche e stimolare una cooperazione internazionale più efficace per le azioni future che possano aiutare le popolazioni locali a riprendere il controllo delle loro modalità di vita”. Gruppo pluridisciplinare di più di un centinaio d’esperti, un gruppo di esperti di “salute”, un gruppo di esperti ambientali, collocato sotto l’egida dell’AIEA e comprendente otto agenzie delle Nazioni Unite* e rappresentanti di Bielorussia, Ucraina e Russia.
Per realizzare questi obiettivi bisogna, secondo i rendiconti delle riunioni del Forum, fornire rapporti consensuali che facciano testo sugli effetti sanitari attribuibili all’esposizione alle radiazioni e sulle conseguenze ambientali indotte dalle ricadute radioattive (contaminazione degli alimenti, ecc.); fornire pareri e programmi speciali che facciano testo sulla maniera di aiutare i paesi e gli individui “a rimettersi” dall’incidente perseguendo la riabilitazione in corso indirizzata a condizioni di vita normali (ottimizzare le azioni per rendere utilizzabili le terre contaminate, consigliare i medici). Raffinare la valutazione scientifica sugli impatti a lungo termine dell’incidente sia sulla salute degli abitanti che sull’ambiente, promuovere un consenso su questi aspetti ed identificare le lacune nelle ricerche. Informare i decisori, l’opinione pubblica ed i media sugli effetti dell’incidente.
- Durante l’ultima riunione del Forum nell’aprile 2005 è stata decisa una conferenza internazionale per il 20.mo anniversario dell’incidente, sul tema: “Chernobyl: guardando il passato per andare avanti (Chernobyl : Looking Back to Go Forwards) che, invece dell’aprile 2006, si è tenuta a Vienna il 6 e 7 settembre 2005 nei locali dell’AIEA.
Il bilancio definivo della catastrofe è contenuto in un voluminoso rapporto “L’eredità di Chernobyl: impatti sanitari, ambientali e socio economici”. Le conclusioni sono diffuse a livello mondiale in un lungo comunicato stampa, congiunto AIEA/OMS/UNDP, con il titolo: “Chernobyl: l’ampiezza reale dell’incidente. 20 anni dopo, un rapporto delle istituzioni delle Nazioni Unite dà risposte definitive e propone modalità per ricostruire la vita”. Esordisce con: “Fino a 4.000 persone potranno, in totale, a termine morire in seguito ad una radioesposizione”.
Questo bilancio è stato ripreso da tutti i media televisivi, radiofonici e dalla stampa. Un esempio, Le Figaro intitola mercoledì 7 settembre “Nucleare La catastrofe del 1986 sarà responsabile di 4.000 morti per cancro. L’ONU rivede in ribasso il bilancio di Chernobyl”.
Questo numero comprende i decessi già avvenuti “la cinquantina di membri delle brigate d’intervento morti in seguito alla sindrome di irradiazione acuta, 9 bambini morti di cancro alla tiroide” e quelli avvenuti e a venire di “3940 decessi in tutto dovuti ad un cancro radioindotto o ad una leucemia fra i 200.000 liquidatori intervenuti fra il 1986 e il 1987, le 116.000 persone evacuate ed i 270.000 abitanti delle zone più contaminate (cioè 600.000 persone in totale). Sono questi tre grandi gruppi che hanno ricevuto dosi di radiazione superiori fra tutte le persone esposte alle radiazioni in seguito all’incidente di Chernobyl”.
Il presidente della conferenza Burton Bennet**ha dichiarato: “(…) Tuttavia, in maniera generale, noi non abbiamo constatato alcuna incidenza negativa grave sulla salute della restante popolazione delle zone adiacenti, né contaminazioni di grande ampiezza tali da costituire una seria minaccia per la salute umana, fatte salve alcune rare zone di accesso limitato”.
Ciò che cinicamente risalta da tale comunicato: non si avranno che 4.000 morti dovuti a Chernobyl. Fra i 4.000 bambini colpiti da cancro alla tiroide si sono avuti 9 morti, gli altri sono guariti. In maniera generale gli abitanti ed i loro bambini stanno bene, non ci sono effetti ereditari, malformazioni. Si sono avuti troppi abitanti evacuati e ricollocati, l’evacuazione ha generato delle turbe psicologiche. I problemi sanitari essenziali non sono dovuti alle radiazioni, sono dei problemi di salute mentale. Gli abitanti sono stressati (hanno false idee sui rischi), sono affetti dalla sindrome di “vittime”, il che li rende timorosi e, nello stesso tempo, sono irresponsabili (il consumo di funghi, bacche, ecc. molto contaminati, “l’abuso di tabacco e di alcol, il vagabondaggio sessuale non protetto”). Bisogna fare in modo che diventino economicamente autonomi e che finanzino piccole imprese. Bisogna diminuire il numero di abitanti che hanno diritto a diversi indennizzi, declassando tutte le zone contaminate considerate molto poco contaminate.
In definitiva agli abitanti viene detto che le loro cattive condizioni di vita non sono dovute alle radiazioni di Chernobyl, ma che è quasi un loro errore e che, d’ora in avanti, bisogna “”Vivere e lavorare al paese” durevolmente contaminato”. E’ quel tipo di “sviluppo durevole” che è messo in opera in Bielorussia dal programma CORE, illustrato all’epoca della conferenza nella sessione “ La via verso il futuro”.
È curioso comparare il rapporto di 175 pagine del gruppo “Esperti della salute” dell’OMS al comunicato stampa che ne fa una chiara caricatura e pertanto non c’è niente di così rivoluzionario “in questo testo che parte dal rapporto UNSCEAR 2000 per aggiornarlo ed è il risultato di un consenso fra partecipanti che mette d’accordo il livello “al più piccolo comune denominatore” come in aritmetica. Tuttavia, ogni parte che descrive un problema sanitario termina con un paragrafo intitolato “Consenso”seguito da un paragrafo “Lacune nella conoscenza” che non è molto dettagliato (ci sono delle lacune in queste “lacune”), ma, nondimeno, fornisce alcune piste di ricerca.
Di queste incertezze, dei problemi non risolti, non ne resta traccia nel comunicato stampa. La ragione pare semplice “bisogna parlare con una voce sola”. Questa frase è stata ripetuta tre volte nel discorso di chiusura di Burton Bennet! Bisogna parlare con una sola voce, e la voce del suo maestro è l’AIEA, il messaggio unico e chiaro richiesto da M. El Baradei. Non siamo venuti a conoscenza di proteste pubbliche verso questo soggetto.
Rilanciato dai media il bilancio derisorio di questa catastrofe nucleare è una pubblicità gratuita che scagiona l’industria nucleare nel momento in cui viene rilanciato il nucleare sul piano internazionale.
Invece di denunciare la contraddizione inerenti ai ruoli dell’AIEA, fin dalla sua creazione da parte delle Nazioni Unite nel 1957, contemporaneamente promotore del nucleare civile e pseudo alfiere contro la proliferazione risultante pure dal nucleare civile, questo Nobel per la Pace, anche se erano candidati dei sopravissuti d’Hiroshima, ha rafforzato l’influenza internazionale dell’AIEA. Questo onore dato all’AIEA, subito dopo la diffusione mondiale tramite i mass media delle sue conclusioni sulle conseguenze sanitarie dell’incidente di Chernobyl, ritornano a garantire le sue menzogne che diventano parole evangeliche. E, in sovrappiù, ciò potrà servire a bloccare ogni studio che andrà a contraddire le sue conclusioni.
Bella Belbéoch

NOTE E REFERENZE
* Oltre all’AIEA: FAO, Food and Agricolture Organization (organizzazione concernente l’alimentazione e l’agricoltura); OCHA, Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (Ufficio per il coordinamento dei problemi umanitari); UNDP, United Nations Development Programme )Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo); UNEP, United Nations Environment Programme (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente); UNSCEAR, United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche); WHO, World Health Organization (OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità); World Bank, Banca Mondiale

**Burton Bennet ha garantito la direzione del forum ed ha coordinato le attività dei gruppi di esperti. Prima di essere pensionato ha presieduto la RERF(Radiation effects research foundation), la fondazione americano/giapponese responsabile del controllo epidemiologico dei sopravissuti delle bombe – A. (È curioso che questo “eminente specialista” abbia indicato, nel suo discorso di apertura della conferenza che questo controllo sia cominciato nel 1947 quando non è stato avviato che nel 1950). Ha fatto parte dell’ UNSCEAR, il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche.

Il Premio Nobel della Pace
Dominique Lorentz " Affaires atomiques ", les arènes, 2001
Herbert Krosney " Deadly Business. Legal deals and outlaw weapons. The arming of Iran and Iraq, 1975 to the Present ", 1993. Four Walls Eight Windows, New York, London.

Chernobyl
(1) – La missione di 2 mesi di 6 esperti (2 in ecologia, 2 in economia, 2 in problemi sanitari) ha pubblicato un rapporto di 75 pagine “The Human Consequences of the Chernobyl Nuclear Accident. A strategy for Recovery”. Il rapporto é stato commissionato dall’UNDP e dall’UNICEF con il supporto di UN-OCHA e WHO (25 gennaio 2002 – www.undp.org/dpa/publications/Chernobyl.pdf)
È un rapporto ambiguo. Tuttavia vi si trovano delle precisazioni molto interessanti. Ancora oggi ci sono da 150.00 a 200.000 abitanti nelle zone contaminate comprese fra i 15 ed i 40 Ci/kmq per il Cs 137 e per alcuni residenti le dosi aumentano invece di diminuire perché le terre agricole non vengono più appositamente trattate. Affermazioni che non devono piacere ai nostri esperti (paragrafo 1,35) a proposito degli effetti sanitari delle dosi deboli di irraggiamento, “Non c’è una base diretta che permetta di determinare i rischi associati alle esposizioni tali quali risultano dall’incidente di Chernobyl”. Dove (paragrafo 4.04) non può respingere ciò che affermano i medici locali sull’aumento di certe malattie dopo l’incidente che ritengono legate all’esposizione all’irraggiamento (come le malformazioni alla nascita) con il pretesto che non ci sono prove statistiche; ma in un altro paragrafo (3.21), che di fatto annulla quello precedente, si riscontra che centinaia di migliaia di abitanti che risiedono in zone che avrebbero dovuto essere legalmente evacuate non subiscono rischi significativi per la salute.
Quanto alle raccomandazioni pratiche della vita quotidiana essi traducono la negazione degli effetti sanitari nocivi legati alle radiazioni pur ammettendone la possibile esistenza!. Per esempio. “Non è per minimizzare in alcun modo la serietà della situazione concernente la salute, il benessere o il ruolo giocato dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Tuttavia è chiaro che la priorità per la salute sia fisica che mentale è il miglioramento delle cure mediche fondamentali, l’alimentazione, le condizioni di vita e simultaneamente aiutare la gente coinvolta ad incominciare ad adattarsi (to come to terms to) a vivere in un ambiente contaminato. Con il miglioramento dello stato economico si ha la chiave per invertire il senso della spirale discendente della salute e delle condizioni di vita” (paragrafo 1-32). I dati essenziali riguardanti la salute saranno ripresi nel rapporto OMS.
http://www-ns.iaea.org/meetings/rw-summaries/chernobyl-conference-2005.html
http://www.iaea.org/NewsCenter/PressReleases/2005/prn200512.html
http://www.iaea.org/NewsCenter/Statements/2005/ebsp2005n008.html
Alcune note sul comunicato stampa e sul rapporto degli esperti dell’OMS

- L’ampiezza dell’incidente: l’oblio della “democratizzazione interna” attraverso il cibo contaminato, una scappatoia che minimizza le conseguenze dell’incidente.
Il numero degli abitanti delle zone contaminate è di 5 milioni nel comunicato, ora è di più di 7 milioni nel rapporto OMS (pag.145).
Ebbene si tratta di più di due milioni di persone che sono state trascurate nella stima dell’ampiezza dell’incidente. In effetti una grossa “lacuna” dell’OMS consiste nel limitarsi agli abitanti delle zone oggigiorno contaminate a più di 1 Ci/kmq per il Cs 137, alle persone evacuate, ai liquidatori. Ciò equivale a dimenticare che il cibo contaminato prodotto nelle zone contaminate è stato commercializzato al di fuori di queste zone in tutta l’URSS (per esempio latte contaminato a livelli che vanno da 300.000 a più di 1 milione di Bq/l di Iodio 131 è stato consumato nel sud est e nel nord ovest della Bielorussia; carne contaminata con Cesio 137 e 134 è stata venduta, Mosca compresa; si ha anche avuto uno sciopero da parte degli operai di una fabbrica di salumi di Leningrado ammalatisi per la manipolazione di carne contaminata bielorussa; il the georgiano venduto dappertutto (salvo a Mosca, in Ucraina, in Bielorussia e nella regione di Briansk in Russia) contaminato fino a 18.500 Bq/kg per il Cs 137 è autorizzato nelle caffetterie d’impresa fino a 37.000 e addirittura a 185.000 Bq/kg.. Ma nella stessa Russia, il latte nella regione di Kaluga ha raggiunto più di 300.000 Bq/l in Iodio 131 a meno di 200 Km. da Mosca!
Se è difficile da valutare, questo effetto della contaminazione interna non è meno reale ed è importantissimo per stimare la dose collettiva per quanto concerne milioni di persone. Ora, è la dose collettiva ed il fattore di rischio per unità di dose che permettono la stima degli effetti cancerogeni a lungo termine secondo i modelli ufficiali della Commissione di Protezione radiologica (CIPR) di relazione lineare e senza soglia fra i numeri di cancri mortali radioindotti e la dose di irraggiamento.

- Le dosi ricevute
Nota 1) nel comunicato si legge “ad eccezione del personale della centrale e di coloro che sono intervenuti da vicino, la maggior parte dei liquidatori e gli abitanti dei territori contaminati hanno ricevuto dosi di irraggiamento sull’intero corpo relativamente deboli, più deboli che le dosi medie ricevute da abitanti di certe regioni del globo dove l’irraggiamento naturale è elevato”.
Non è evidente che queste popolazioni del globo sottomesse ad importanti livelli di irraggiamento non abbiano problemi di salute, in particolare dal punto di vista degli effetti genetici come si è osservato a Kerala (India). D’altra parte la CIPR precisa che non bisogna prendere l’irraggiamento naturale come riferimento in radioprotezione.
Nota 2) “Questi abitanti dei territori contaminati hanno ricevuto”? L’uso del verbo ricevere al passato lascia intendere che loro non “ricevono” più niente attualmente. Quale prodigio di prestidigitazione! In quanto agli altri abitanti del globo hanno per caso essi avuto dei lavaggi dei polmoni per estrarne particelle calde come è successo a certi liquidatori che, eppure, non hanno fatto parte delle prime èquipe di soccorso? Hanno essi avuto del Rutenio 106 e del Cerio 144 nel sangue circolante con variazioni stagionali come gli abitanti del Nord dell’Ucraina? Le autopsie presentano delle contaminazioni elevate di Cesio 137 negli organi vitali come i bambini delle zone contaminate della Belorussia così come ha dimostrato Yuri Bandazhevskij?
Si è posta già in partenza un’equazione grossolanamente semplificatrice e falsa dei problemi sanitari: effetti dell’irradiazione esterna = effetti della contaminazione interna.
Nota 3) nel rapporto OMS sono indicate le dosi assunte nella vita da 4 categorie. Quella dei liquidatori durante gli anni 1986-1987 : è di 100 millisievert (100 mSv) per liquidatore e appare debole dal momento che sono numerose le testimonianza che indicano che i dosimetri saturavano a 250 mSv nella dose esterna. E quella dei 135.000 evacuati dalla zona dei 30 km, 10 mSv per evacuato? Essa non corrisponde alle dosi esterne ricevute prima della loro evacuazione comparse nel rapporto sovietico* di 370 pagine alla conferenza internazionale dell’AIEA sull’incidente di Chernobyl dell’agosto 1986, che indica nell’allegato 7 dedicato ai problemi medico-biologici una dose collettiva di 1,6x10*4 uomo-sievert, ossia una media di 118 mSv (ed essi hanno lo stesso dovuto respirare ed aprire la bocca prima di essere evacuati ed inalare ed ingerire radionuclidi fra cui lo iodio radioattivo).
Ciò che ancor più crea problemi sono i 50 mSv dei 270.000 residenti delle zone sotto stretto controllo e i 7 mSv dei 6.800.000 abitanti delle “altre zone contaminate”. C’è da domandarsi se le autorità sovietiche avevano applicato la dose-vita di 70 mSv (calcolata su 70 anni di vita) richiesta dagli scienziati bielorussi o i 100 mSv richiesti dagli scienziati ucraini al posto dei 350 mSv raccomandati dalle autorità sovietiche di radioprotezione; c’è da domandarsi chi erano e dove sono “quasi 1 milione di persone” presenti in questo rapporto che avrebbero dovuto essere state evacuate, “fra cui gli abitanti delle città” e “in alcuni agglomerati questa dose è sensibilmente la metà della dose totale raccomandata per la vita” (ovvero 175 mSv…). Fra i firmatari della lettera inviata a Gorbacev contenente queste informazioni nel settembre 1989 figura un certo Likhtarev, eminente scientifico che, dopo il 1986 “ricostruisce” le dosi. Egli ha dovuto perdere i dati iniziali…
Dire che la dose-vita di 6.800.000 abitanti delle zone contaminate con più di 1 curie/kmq è di 7 mSv, vuol dire fare completamente tabula rasa delle dosi che essi hanno ricevuto subito dopo l’incidente e nei primi anni che sono seguiti e supporre che dopo l’inizio della gestione post Chernobyl la dose annuale è rimasta in media inferiore a 0,1 mSv. Ciò è realistico? Ricordiamo che la “norma” stabilita dalle autorità di radioprotezione sovietica (Pr lline) è stata di 100 mSv nel 1986 (50 interna, 50 esterna), 30 mSv nel 1987, poi 25 nel 1988 e 1989.

- Le evacuazioni.
É scandaloso affermare che le evacuazioni tardive sono state troppo numerose e che non hanno apportato granchè dal punto di vista della diminuzione delle dosi. Ma avrebbero dovuto evacuare questi abitanti fin dal 1986 e le loro dosi sarebbero state in egual misura più deboli! Insomma, non bisogna applicare delle contromisure in caso di incidente maggiore.

- I decessi per cancro e leucemia già avvenuti o in divenire: circa 4.000 nel comunicato.
Nota: questo numero riguarda 600.000 persone e trascura i decessi di 6.850.000 di cui il numero stimato nel rapporto OMS è di 5.000, così da portare il numero dei morti a 9.000 in tutto e non a 4.000.
Ma:
ElBarradei è ancora più forte nel suo discorso di apertura del congresso. Per lui non si sono avuti che 59 morti; sicuramente non ha letto il rapporto ufficiale del Forum. Esso cita:“I numeri definitivi registrati nel rapporto del Forum Chernobyl sono seri: i 50 lavoratori delle squadre di soccorso che sono morti per sindrome di irradiazione acuta e malattie connesse; i 4.000 bambini che sono stati colpiti da cancro alla tiroide di cui 9 sono morti” e prosegue “e le centinaia di migliaia di ettari di terre coltivabili, di foreste, di fiumi e di centri urbani che sono stati contaminati dalle ricadute(…)”.

- 4.000, un numero magico?
Dal comunicato: “la cifra di 4.000 non è molto lontana dalle stime fatte nel 1986 dagli scienziati sovietici, secondo Mikhail Balonov, specialista di radiazioni presso l’AIEA, a Vienna, che lavorava nell’ex Unione Sovietica al momento dell’incidente”.
Dunque M. Balonov non ha avuto conoscenza del rapporto sovietico alla conferenza di Vienna dell’agosto 1986 che cita le dosi collettive esterne ed interne (Cs 134 e 137) per 75 milioni di abitanti considerati coinvolti dall’incidente nella parte europea dell’URSS(con una dose collettiva di 1,6x10*4 uomo-sievert ed una dose collettiva interna sui 70 anni di 2,1x10*6hSv. Il rapporto indicava per i futuri 70 anni un aumento di decessi da cancro dovuto al cesio non superiore allo 0,4% dei 9,5 milioni di decessi per cancro naturale, ovvero 38.500 decessi, ai quali bisogna aggiungere i 1.500 decessi per cancro alla tiroide. Un bilancio dell’ordine di 40.000 decessi ). Ora il fattore di rischio cancerogeno mortale è stato moltiplicato per 4 nel 1990.
Da dove proviene dunque questo 4.000 di M. Balonov? Ne è nata quasi una questione Est/Ovest nel corso della conferenza ( tenutasi a porte chiuse). Per gli occidentali, un incidente nucleare causante 40.000 morti era decisamente molto elevato; alla fine della conferenza ci si era attestati a 5.100. Bisognava abbassare la dose collettiva. “I Sovietici hanno sovrastimato la dose collettiva d’irraggiamento della popolazione della parte occidentale dell’URSS all’incirca di un fattore 10” (Nature, 4 sett. 1986) e fin da ottobre 1986 la divisione per 10 è ritenuta dalla commissione della comunità europea ciò che ha fatto scendere il numero dei morti a circa 4.000. All’epoca delle conferenze internazionali del 1987 e 1988 IIine e Pavlovsky hanno corretto le loro valutazioni iniziali ma senza referenziarsi e l’UNSCEAR avallerà ufficialmente nel 1981 la dose collettiva dovuta al Cesio137 degli abitanti dell’URSS (è il valore di agosto 1986 diviso per 9).
Quale argomento è stato avanzato per giustificare la riduzione della dose collettiva? Non lo si è conosciuto ufficialmente che molto dopo. Hans Blix, direttore generale dell’AIEA nel 1986, ha domandato al Gruppo consultivo internazionale di sicurezza nucleare (INSAG, International Safety Advisory Group, 12 membri, fra cui P. Tanguy, Ispettore generale per la sorveglianza e sicurezza nucleare presso l’EDF, e due esperti associati, fra cui Beninson, presidente della CIPR e dirigente del nucleare argentino) di preparare per il Consiglio dei governatori dell’AIEA prima della riunione di settembre, un riassunto del rapporto della delegazione sovietica e delle discussioni che hanno avuto luogo al tempo della conferenza nel merito delle raccomandazioni dell’INSAG. Una riunione dell’INSAG si è tenuta una settimana dopo la conferenza per preparare questo riassunto. Dei 23 membri della delegazione sovietica, 4 solamente fra cui IIine e Pavlovsky responsabili della radioprotezione, ma non Legassov capo della delegazione, saranno presenti alla riunione con 5 altri sovietici ed una sessantina di esperti e quadri dell’AIEA.
L’AIEA ha pubblicato questo “Riassunto del resoconto post incidente dell’incidente di Chernobyl” comprendente le proprie raccomandazioni (Summary Report on the Post-Accident Review Meeting on the Chernobyl Accident, Safety series No 75-INSAG-1, IAEA, Vienna 1986, 105 pagine).
La stima sovietica delle dosi collettive del 1986 è enunciata nel paragrafo “Long term” (pag. 61) per l’irradiazione esterna e per la contaminazione interna attraverso l’ingestione di cibo contaminato da cesio, ma si aggiunga che durante la conferenza del 25-29 agosto (a porte chiuse) molti esperti hanno considerato, durante le discussioni, che la dose interna sovietica era troppo elevata argomentando che, dopo la ricaduta delle particelle nucleari, la dose collettiva interna doveva essere prossima alla dose esterna, quella degli esperti sovietici era troppo elevata, bisognava diminuirla di un fattore vicino a 10. Un valore più “realista” conduce dunque a 2x10*5 uomo-sievert, invece che 2,1x10*6 (pag. 62). S così che i 40.00 decessi stimati per cancro nel 1986 sono stati divisi per 10.
Facciamo notare che in nessuna parte di questo documento sono indicate le referenze che giustificano questa affermazione. C’era da concludere in anticipo che si “sapeva tutto” sulle conseguenze sanitarie del dopo Chernobyl, negando a Chernobyl di essere il primo “esperimento” in grandezza reale di un incidente maggiore riguardo ad un reattore con rigetti massivi per più giorni, cosa che non era mai stata immaginata prima. Non sarà mai più un problema della parte del rapporto sovietico dell’agosto 1986 dedicato agli effetti medico biologhe (Allegato 7) perché è come se non fosse mai esistito.
Da segnalare che i sovietici avevano già avuto esperienza di un incidente maggiore, causato nel 1957 da una esplosione in un centro di stoccaggio di scorie nucleari con conseguente evacuazione, rivelato in occidente dal biologo dissidente Jaurès Medvedev (dapprima nel New Scientist, novembre 1976,, poi in " Désastre nucléaire en Oural ", Ed. Isoete, Cherbourg, 1988).

- I cancri della tiroide nei bambini: 4.000 bambini con un cancro alla tiroide, ma a parte i 9 decessi “sono tutti guariti”.
Veramente? Coloro che lo proclamano hanno il distacco necessario, conoscono l’insieme degli effetti secondari che implica nella crescita e nello sviluppo intellettuale dei bambini operati una cura ormonale per il resto dei loro giorni? E che dire dei bambini che hanno avuto delle metastasi e rischiano dei cancri secondari dopo radioterapia?
Tutta la generazione di quelli che erano bambini nel 1986, sono diversi milioni, rischiano di sviluppare un cancro della tiroide nel corso della loro vita, come ha già dimostrato l’aumento drastico del numero dei cancri fra gli adolescenti dopo il 1997 (tutti coloro che avevano meno di 15 anni nel 1986 sono passati in questa classe d’età). Quanto agli adulti l’incidenza di questo cancro non fa che aumentare soprattutto nelle donne.
Su qualche lacuna nelle conoscenze in seguito al rapporto OMS:
- la dose nella tiroide dipende dalla massa dell’organo, ora questa massa che varia con l’età è mal conosciuta fra i bambini de l’ex URSS
- quale è il ruolo della carenza in iodio stabile nell’alimentazione di certe regioni sulla dose alla tiroide in caso di rigetti radioattivi di iodio? Ciò non giocherà un ruolo per gli adulti, ma “le informazioni sui bambini mancano”.
- il ruolo del blocco della tiroide da parte dello iodio stabile in caso di rigetti radioattivi di iodio: tutte le rilevazioni della frazione di iodio 1331 incorporato nella tiroide in funzione dello iodio stabile ingerito sono state eseguite sugli adulti. Mancano le informazioni sui bambini.
- le dosi alla tiroide dovute allo iodio 131 nell’utero: le dosi alla tiroide nel feto dipendono dall’avanzamento della grandezza e dell’aumento a partire dalla 12.ma settimana, ma non ci sono dei dati sull’ultimo trimestre. Nei fatti non si sa se la dose aumenti o diminuisca negli ultimi due mesi.
- Ecco ciò che è ugualmente preoccupante per l’applicazione delle contromisure in caso di futuro incidente nucleare…

- Altri cancri e leucemie
Il rapporto OMS raccomanda di sorvegliare la comparsa del cancro del seno nelle giovani donne. E per gli altri cancri: tutto bene? Nel rapporto dell’Accademia delle scienze di Bielorussa del 1986 sono riportati i dati di Okeanov che dimostrano un aumento dei numeri di casi di cancro tanto presso gli uomini (in particolare rene e vescica) che presso le donne (tiroide, colon, rene). È nelle regioni di Gomel e Mogiliev, le più contaminate, che la morbilità per cancro aumenta di più.
Per quanto riguarda i liquidatori, che stavano meglio in salute rispetto alla popolazione in generale per le stesse classi di età, l’indice di morbilità non aumenta solamente per i cancri, ma anche per il sistema endocrino, le malattie del sangue, le malattie dell’apparato digerente.

- Le anomalie congenite ed il rapporto OMS
Non ci sono stati aumenti dopo Chernobyl.
È bizzarro. In effetti gli studi di Lazzjuk sulle malformazioni congenite basate su un registro che è in funzione in Bielorussia dopo il 1979, compresi i feti in seguito ad aborto, dimostrano un aumento delle malformazioni congenite a dichiarazione obbligatoria dopo il 1986.
Certo Lazjuk non trova la relazione fra la frequenza delle malformazioni e le dosi efficaci d’irradiazione subite dai genitori, eppure la frequenza delle malformazioni è più elevata nelle regioni contaminate con più di 15 curie/kmq per il Cs137 in comparazione con le zone meno contaminate. Questi risultati sono stati pubblicati in una rivista del tutto rispettabile “Radiation Protection Dosimetry” con “referenza”, collegio di specialisti che controllano la qualità dell’articolo. Dopodiché ha collaborato con l’IRSN e, in queste ultime pubblicazioni, tutti gli effetti nefasti sono scomparsi. Strano.
Eppure queste malformazioni esistono, il problema delle cardiopatie congenite è preoccupante nei bambin i che vivono nelle zone contaminate da Chernobyl. Il Prof. Tchitchko indica, come ha detto a Lille nel marzo 2000, che per 100.000 individui, il numero di nuovi casi di cardiopatie congenite nei minoro di 14 anni è passato da 41,4 casi nel 1988 a 121,5 casi nel 1998, l’insieme delle malformazioni congenite è passato da 179,6 a 382,9.
Nella regione di Mogiliev sono stati seguiti 1161 bambini. 76 erano nuovi nati nel 1999 e 43 sono morti durante l’anno, 34 sono stati operati a Minsk o all’estero. Nella regione di Gomel sono stati esaminati per cardiopatie congenite, nel 1999, 1714 bambini. Fra loro, 95 erano nuovi nati nel 1999 e 39 sono morti durante l’anno.
Nel 2000 circa 6.000 bambini soffrivano di cardiopatie congenite da operare.
Per gli scienziati occidentali a partire dal momento in cui non si conosce la dose di irradiazione alla quale i genitori sono stati esposti o se non si hanno correlazioni nette fra le frequenze osservate e le dosi calcolate, questi bambini ammalati e queste morti non contano. Sono dovute ad altre cause diverse dall’irradiamento. La questione non è che le dosi calcolate possano essere falsate. Che ci siano diversi fattori in causa è possibile, ma sistematicamente bisogna discolpare Chernobyl e l’irradiazione (di cui peraltro si sa che è mutagena).
Gelo generale o scetticismo quando Dubrova (Istituto Vavilov di genetica, Mosca) ha pubblicato l’aumento del tasso delle mutazioni “minisatellite” osservate nei bambini nati da genitori che vivono nelle zone fortemente contaminate della Bielorussia, tassi più elevati per una contaminazione del suolo in cesio 137 più elevata. Lo stesso effetto è stato riscontrato successivamente in Ucraina.
Ormai questo effetto è ammesso (Dubrova lavora anche nel gruppo del premio Nobel Jeffreys nel Regni Unito), ma questo non conta, questo aumento delle mutazioni non prova che esse abbiano, o avranno, un effetto nocivo sulla salute futura dei bambini, dice il rapporto OMS. Ma non è menzionato che inversamente nessuno non può dimostrare che queste mutazioni non avranno effetti nocivi.

- Le opacità del cristallino: lo schema classico è obsoleto.
Le cataratte erano classificate fra gli effetti deterministici, cioè non apparivano che a partire da una dose soglia stimata circa sui 2 grays (ovvero 2 sievert se sono dei raggi X o Gamma) rilasciati in una sola volta, o a partire da una dose ancor più elevata se la dose è frazionata. La gravità aumenta con la dose. Il rapporto UNSCEAR 2000 ammetteva le cataratte come causa di invalidità avendo colpito dei liquidatori delle brigate d’intervento affetti da sindrome di irradiazione acuta, ma solo questa categoria di liquidatori era citata.
Recenti studi epidemiologici citati dall’OMS, contraddicono questi dati, e dimostrano che su persone sottomesse ad esami topografici da raggi X ad esposizioni 10 volte più deboli, è possibile provocare cataratte. Ora è il caso dei liquidatori diversi da quelli delle brigate di emergenza ed il rapporto OMS ammette che cataratte (" posterior subcapsular PSC cataract ") sono comparse nei liquidatori per dosi più deboli che quelle ammesse un tempo. L’OMS cita modificazioni del cristallino nei bambini ed adolescenti (5-17 anni) residenti nelle zone contaminate vicine alla zona evacuata.
Fra le incertezze nelle conoscenze l’OMS indica che bisogna anche tener conto dell’irradiazione beta che potrebbe essere più importante di quella gamma. Un problema è relativo ai possibili effetti su tessuti oculari oltre che il cristallino (retinopatia includente la macula, alterazioni coroidee ed effetti vascolari).
Facciamo notare che lo schema classico non corrisponde a quello che è stato osservato dai medici locali dopo Chernobyl, essi hanno segnalato dei casi di cataratta fin dal 1989 nei bambini del distretto di Naroditchi (Ucraina) vicino alla zona evacuata nel 1986. In Bielorussia Yuri Bandazhevskij e la sua équipe dell’Istituto medico di Gomel hanno trovato, nei bambini delle zone contaminate, una dipendenza lineare fra il numero di opacità del cristallino e l’attività specifica in cesio 137 (la concentrazione in cesio 137, numero di becquerel di Cs 137 per chilo di peso corporeo). Il carico corporale in Cs 137 è misurato con l’aiuto di speciali spettrometri. La dose efficace corrispondente all’attività corporale in Cs 137 è debole, dell’ordine di 0,1-0,2 mSV.

- Malattie cardiovascolari
I recenti risultati del follow up dei sopravissuti giapponesi pubblicato nel 2004, dimostra un incremento dell’incidenza di certe malattie non cancerogene che aumentano proporzionalmente alla dose d’irradiazione. Fra le altre, sono state riscontrate come radioindotte le malattie cardiovascolari, l’ipertensione, le malattie croniche del fegato, le ipercolesterolemie, le affezioni tiroidee, le cataratte. Ora tutte queste malattie sono recensite fra gli abitanti delle zone contaminate da Chernobyl, ma sono apparse ben prima. In particolare Yuri Bandazhevskij e sua moglie Galina hanno dimostrato che la frequenza delle anomalie cardiache rilevate sugli elettrocardiogrammi dei bambini che vivono nelle zone contaminate, aumentava proporzionalmente all’attività specifica in cesio 137. Quando superava i 20-50 Bq/kg le anomalie cominciavano ad essere preoccupanti. Al di sopra di 100-150 Bq/kg si poteva instaurare una patologia irreversibile, che metteva in pericolo la loro vita.
L’OMS cita il lavoro sul follow up dei sopravissuti giapponesi attribuendolo a forti dosi di irraggiamento ed indicando che c’è differenza con i casi di irradiazione debole cronica dove i diversi aspetti di quello che è definito stress ossidante – modificazione di certe cellule del miocardio osservate al microscopio elettronico – possono essere dovuti a cause diverse dall’irraggiamento (tabacco, alcool, ecc). In seguito lo si ritrova fra le righe di UNSCEAR 2000 sull’irradiazione interna cronica da cesio 137 dove l’aumento della morbilità delle popolazioni esposte in rapporto alle popolazioni non esposte sarà in parte spiegata dal follow up intensivo delle popolazioni esposte (che le si segua intensivamente e che esse abbiano bisogno di cure elementari di salute in seguito alle raccomandazioni del Forum? Bizzarro), dal non prendere in considerazione l’età, il sesso, ma il punto capitale è il seguente: questi studi non sono conformi agli studi epidemiologici esistenti. Eppure esiste questo aumento di morbilità “aumento delle malattie del sistema endocrino, emopoietico, circolatorio, digerente e disordini psichici”, malattie citate dall’UNSCEAR che ha omesso il sistema immunitario.
Nondimeno nelle lacune di conoscenza l’OMS indica che il ruolo dell’irraggiamento nell’induzione delle malattie cardiovascolari è mal conosciuto soprattutto per le irradiazioni croniche.
Di più, si raccomanda di procedere su degli studi su animali includendo il ruolo del sistema immunitario e del sistema nervoso centrale. Ecco che si confermano gli studi effettuati da Yuri Bandazhevskij e quelli che vuole intraprendere nel laboratorio CRIIRAD-Bandazhevskij.

Conclusione
In definitiva la grande lezione di Chernobyl sulle conseguenze sanitarie è, probabilmente, che la polarizzazione sui cancri è l’albero che nasconde la foresta, tanto più che alla diminuzione della speranza di vita nei paesi più contaminati dell’ex URSS vanno a corrispondere cancri con tempi di latenza elevata che non avrebbero avuto il tempo di “esprimersi”. È la rilevazione dell’aumento relativamente precoce della morbilità che è fondamentale. La contaminazione cronica dovuta a radionuclidi a lunga vita quali il cesio 137 e lo stronzio 90 ha effetti diversi da quelli osservati dopo un’unica irradiazione esterna. Essa colpisce la salute dei bambini attaccando tutti i sistemi funzionali, cambia la fertilità, si attacca al patrimonio genetico. E pertanto corrisponde a delle dosi debolissime secondo i modelli elaborati dagli esperti internazionali, troppo deboli a priori per avere un effetto, dicono.
La questione non viene mai posta nel sapere se questi modelli sono conformi alla realtà ovvero se questi effetti esistono oggettivamente anche se sono negati.
Gli epidemiologi non accordano che poca importanza agli studi che comparano l’incidenza delle malattie in una regione prima e dopo Chernobyl, per loro sono senza valore scientifico perché vogliono una “esperienza propria” con dati quantitativi sulle dosi di radiazioni ricevute. Ciò implica di fidarsi di scienziati “ricostruttori” di dosi mentre loro non tengono che conto delle dosi reali ricevute dopo l’incidente. Di più, bisogna che le dosi siano “pure”, senza interazioni con altri fattori, e gli epidemiologi occidentali si lanciano sugli altri fattori (stress, alcool, ecc.) per discolpare l’irraggiamento. Non è proprio il caso di nascondere che la realtà è complessa? Possiamo chiederci ciò che succederà in caso di incidente nucleare da noi nella regione Rhône-Alpes o nella regione Nord che è fortemente contaminata dai metalli pesanti di Metaleurop?
Tutta questa industrializzazione delle nostre società è stata condotta senza scrupoli per le ripercussioni sulla salute dei lavoratori e delle popolazioni. Il nucleare ha incrementato una dimensione mortifera che non rispetta le frontiere nazionali, con il possibile binomio chimico-nucleare in caso d’incidente nucleare maggiore, dimensione che bisogna camuffare affinché si perpetui l’inaccettabile.

Bella Belbéoch, novembre 2005

 
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